L'Editoriale

Montalbano indaga sulla Raggi

Montalbano indaga sulla Raggi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp

Se a qualcuno fosse sfuggito, la minaccia che incombe su Roma non è la corruzione e lo scempio delle risorse pubbliche che hanno fatto per decenni i partiti di sinistra e di destra, oppure la criminalità organizzata che si fa le ville dove gli pare e controlla i racket della Capitale, ma è Virginia Raggi. Il fatto è certo, perché a fare la scoperta non è stato il commissario Montalbano ma suo fratello, e quindi la garanzia è il fiuto di famiglia.

E dire che questa sindaca proprio ieri ha incassato un riconoscimento sconosciuto alle precedenti amministrazioni cittadine: la Corte dei Conti ha registrato il ritorno alla regolarità dei bilanci delle società partecipate dal Campidoglio, compresa l’azienda dei rifiuti urbani, dietro la quale i privati hanno mangiato per decenni. Per voltare pagina è stato necessario resistere a ogni genere di pressione, soprattutto da parte di chi era abituato a chiedere e ottenere, non sappiamo in cambio di cosa.

A Roma corrotti e corruttori da quasi cinque anni sono disperati come drogati in crisi di astinenza, esattamente come sono furibondi i clan malavitosi a cui per la prima volta sono stati abbattuti i simboli del loro potere, fissati in quelle case abusive costruite sin dai tempi di Rutelli e Veltroni, senza che mai nessuno si sia preso la briga di andare a disturbare. Per questi poteri la Raggi non è stata una minaccia, ma una certezza di ritorno alle legalità.

Contro questa feccia il Pd romano è stato assente, quando non connivente, debitamente coperto da una stampa che ieri su Repubblica raccontava di una sindaca “travolta dagli scandali”, non vedendo che il vero scandalo è l’appiattimento anche dell’informazione al sistema di potere che ha saccheggiato la città. Con questi chiari di luna Conte e Letta si sono incontrati per mettere in piedi un’alleanza tra M5S e Pd alle prossime amministrative.

Un esperimento che potrebbe portare alla nascita di un campo progressista da contrapporre al cartello delle destre. Se però questo disegno scambia la cura con il male – cioè chi fa gli interessi dei cittadini con chi difende i soliti noti – allora il progetto è morto prima di cominciare. E i 5S dovrebbero pensarci bene prima di imbarcarsi in questa avventura.

Gli ultimi editoriali