L'Editoriale

Non basta la resa di Macron

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La capitolazione di Emmanuel Macron è completa, eppure del tutto insufficiente come fino a oggi ha dimostrato di essere il presidente francese. Rispondere ai gilet gialli ammettendo che nel Paese c’è un disagio profondo, e di conseguenza aumentando i salari di cento euro, non solo non servirà a niente ma è molto probabile che sarà considerato dal fronte della protesta al pari di una nuova provocazione. Se Parigi bruciava quando la monarchia prometteva di sfamare il popolo con le brioche, figuriamoci se ci si accontenterà della stessa mancetta che qui in Italia è stata distribuita a suo tempo da Renzi, con un impatto pressoché invisibile sui consumi e sull’economia in generale. Il mal francese non è d’altra parte una malattia solo del portafoglio, ma lo spasmo di un organismo provato all’inverosimile da una globalizzazione che ha fatto dilagare insicurezza e povertà. Un disagio che ha azzerato le ideologie, fondendo nelle rivolte parigine dall’estrema destra all’estrema sinistra. La risposta a una tale rivolta non può essere perciò solo economica, e a maggior ragione se si pensa di tirar fuori giusto qualche spicciolo. Sia chiaro, la violenza non è mai una soluzione e la stessa protesta ha adesso il problema di trovare un punto di accordo, ma senza un profondo ripensamento dei vincoli comunitari e finanziari che hanno reso l’Europa decadente, addomesticata una rivoluzione da una parte ne nascerà subito un’altra chissà dove. E non tutti hanno la stessa valvola di sfogo italiana dei Cinque Stelle.

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