L'Editoriale

Non ci sono i leader di una volta

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È incredibile come in un’epoca di grida e risse su tutto le parole più incendiarie possano essere pronunciate con la pacatezza di un signore come Graziano Delrio. Il suo partito, il Pd, aveva deciso di fare dello Ius Soli una bandiera. Renzi si è speso in lungo e largo per spiegare che riconoscere gli stessi diritti di tutti gli italiani ai figli di immigrati nati nel nostro Paese è una conquista di civiltà.

La destra che non pensa ad altro che alle elezioni dietro l’angolo si è avventata contro la legge, confondendo le acque e drenando consenso grazie alla paura cresciuta nelle ultime settimane per alcuni terribili fatti di cronaca provocati da immigrati. Il Pd ha avuto ancora più paura di perdere gli stessi voti e la norma è affondata, arrivando a fare ammettere al capogruppo dem Zanda che la maggioranza in Parlamento non ha i numeri per andare avanti sul provvedimento. Cose che in altre epoche e con altri Presidenti della Repubblica avrebbero quanto meno obbligato il segretario del maggiore partito di governo ad andare al Quirinale e spiegare come cacchio fa l’Esecutivo a guidare il Paese.

Un epilogo che pone per la millesima volta una domanda: le classi dirigenti hanno il dovere di guardare lontano e guidare di conseguenza un Paese verso il futuro o devono limitarsi ad assecondare la pancia degli elettori? Se in Italia avessimo classi dirigenti lungimiranti non perderemmo un minuto per porci la questione. Ma di leader di tale spessore non se ne vedono troppi in giro.

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