L'Editoriale

Non giocare col fuoco palestinese

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Il conto da pagare è arrivato subito, e solo il dilettantismo del fanatico di turno ha evitato l’ennesima strage. La bomba esplosa ieri a New York poteva fare infatti ben altri danni, aggiungendo altro sangue a quello versato nello scorso fine settimana in Cisgiordania, con due morti e centinaia di feriti per la sollevazione palestinese contro la decisione di Trump di spostare a Gerusalemme l’ambasciata Usa, riconoscendo così la città santa come capitale d’Israele. La mossa, unilaterale e priva di qualunque strategia, se non fare incazzare tutto il mondo arabo, ha chiamato all’intifada i lupi solitari che si preparano a colpire in mezzo mondo, regalandoci un bell’augurio di Natale, soprattutto ai milioni di viaggiatori che si spostano per le feste.

In questo caos, Putin che sta con Iran e Turchia contro Israele ha subito preso le distanze dal gesto simbolico della Casa Bianca, lasciando l’Europa come al solito con il cerino in mano. Tradizionalmente zombie in politica estera, Bruxelles con la sua ministra per gli affari internazionali Mogherini ha fatto sapere di non voler seguire Washington, finendo così per accodarsi a Mosca. Si sta mettendo insomma polvere da sparo nella solita polveriera, facendo ripartire dal Medio Oriente quella scintilla che incendia il mondo dai tempi delle Crociate fino alle torri gemelle di New York e la guerra dell’Isis, passando per il terrorismo degli anni settanta e gli attentati di cui Parigi, Londra, Berlino, ma anche gli Usa e la Russia piangono i morti. Mentre i leader tornano a giocare a chi fa più casino.

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