L'Editoriale

Pagare meno i parlamentari non è follia. E nemmeno demagogia

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In un Paese disabituato a pensare, pigramente rassegnato al conformismo di regole tanto arcaiche quanto ormai indifendibili, la normalità ha il sapore di una rivoluzione. Un sovvertimento dell’ordine costituito che spaventa, e che naturalmente fa scontrare chi difende lo status quo e chi dice adesso basta. Esattamente quello che è accaduto ieri alla Camera dove i Cinque Stelle hanno proposto di dimezzare lo stipendio dei deputati, portandolo a 3.500 euro netti al mese. La questione è chiaro che è minimale rispetto all’Everest del debito pubblico e persino ai costi generali della politica. Ma il segnale “politico” non è da sottovalutare anche perchè sul terreno del contrasto ai privilegi della casta si incassano montagne di voti. Per questo i deputati più colpiti nella tasca si sono messi di traverso e Montecitorio è diventato un ring. Per i nostri affaticati parlamentari limare le loro busta paga è un costoso favore alla demagogia. Ma le cose non stanno affatto così. Perché in momenti tanto difficili la responsabilità della classe dirigente si misura anche da certi comportamenti. Compresa la normalità di adeguarsi ai tagli che tutto il Paese sta facendo.

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