L'Editoriale

Passerelle di moda nelle Destre. Zaia parla di coprifuoco mentre Salvini va a spasso per Roma

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Niente da fare. Per il vaccino contro la scelleratezza di certi nostri politici e dei loro trombettieri non c’è speranza. Anche mentre il momento è drammatico, il conto delle vittime cresce, il Paese è asserragliato in casa e chi ha un lavoro trema quanto chi ha fatto una vita di sacrifici per costruirsi un’attività e ora rischia di chiudere bottega. Tutti a parole dicono di non voler fare polemiche e passerelle, ma da quando è iniziato l’incubo del Coronavirus è una gara a chi la spara più grossa. Il Governo chiude per i primo in Europa i voli con la Cina? Ha sbagliato, secondo alcuni perché doveva farlo prima e secondo altri perché doveva farlo dopo.

Palazzo Chigi segue l’evolversi dell’epidemia e su consiglio di affermati virologi e dell’Istituto superiore di sanità delimita alcune zone rosse, lasciando aperte le imprese che stanno altrove? Sbagliatissimo: bisognava riaprire tutto. Poi il virus accelera e allora dagli con le accuse: si doveva sigillare tutto, tipo blocco navale che all’occorrenza si può riciclare con gli immigrati. E così per la chiusura delle scuole, il decreto che ci ha messi tutti in quarantena e adesso la manovra da 25 miliardi più 350 di garanzie per le imprese.

Su questo almeno Salvini è coerente: sin dal primo giorno farneticava di centinaia di miliardi da tirar fuori da chissà quale cilindro, visto che dal suo di cappello non riesce a farci uscire neppure i 49 milioni che il suo partito si è intascato illecitamente. Gli italiani però osservano, e per quanto irretiti dal Capitano, Meloni & C. straripanti su tutte le tv, non perdonano chi specula sulla malattia, e anzi apprezzano chi lavora sodo e comunica con sobrietà, a cominciare dal premier Conte, che infatti si consolida in cima ai leader più graditi. Allora la Destra manda avanti i governatori, prototipi della buona amministrazione del Nord, che però combinano un disastro al giorno, una volta il presidente della Lombardia, Fontana, facendo un filmato da day after con la mascherina, un’altra il collega del Veneto, Zaia, sparando che i cinesi mangiano i topi vivi.

Fontana ovviamente non ci sta a perdere la palma di chi la spara più grossa e allora eccolo affermare impavido che “a Roma non capiscono” cosa accade nella sua regione, e sempre per creare il “necessario” clima di collaborazione, dopo aver fatto qualunque cosa di testa sua, compresa la chiusura di esercizi e università, nomina commissario Bertolaso, lo stesso che il Governo ha ritenuto di non ingaggiare visto il non irrilevante danno erariale lasciato dall’Abruzzo alla Maddalena nella sua precedente esperienza di capo della Protezione civile. Anche stavolta però Zaia non vuole perdere, e alza nuovamente l’asticella, chiedendo il coprifuoco per chi esce da casa, così casomai il meschino sgattaiolato senza permesso non muoia di Coronavirus provvederà una pallottola padana.

In questo concerto di sparate, faticano a sentirsi Cirio (non c’entra con i pelati) e Toti, presidenti delle Regioni Piemonte e Liguria. Quest’ultimo l’altra sera ha telefonato in diretta durante la trasmissione Stasera Italia, su Rete4, manco fosse il suo ex boss che irrompeva nelle trasmissioni di Floris e Santoro, per definire una “minchiata” l’invito del sottoscritto a ripensare – quando l’emergenza sanitaria sarà finita – il nostro regionalismo, che aumenta la quantità di burocrazia da cui deriva la difficoltà ad affrontare situazioni complesse come una pandemia, oltre a uno sperpero di risorse che è sotto gli occhi di tutti. Per Toti invece sono le Regioni che risolvono i problemi, perché a Roma c’è solo un manipolo di incompetenti, e per dimostrarlo rivela di aver telefonato tutto il pomeriggio non si sa a chi per recuperare le mascherine che servono negli ospedali.

Ora ovviamente nessuno crederà che sia stato Toti a fare intervenire poche ore prima personalmente la Merkel per sbloccare la consegna di mascherine e altri presidi medici, e non invece la Farnesina che aveva premuto formalmente tutto il giorno sui capi di governo di mezzo mondo. Ma un presidente di Regione in crisi di astinenza da riflettori può anche raccontarla così, soprattutto se chi può sbugiardarlo non ha possibilità di replica, e convincere qualche supporter di bocca buona che in questo momento ci sia qualcuno tra i grandi produttori di mascherine che si fili un presidente di Regione.

L’EQUIVOCO. In questa caccia alla polemica e alla passerella ad ogni costo, per una volta Salvini avrebbe voluto restare fuori facendosi una bella passeggiata per Roma, con accanto la fidanzata e dietro la scorta. Bella idea visto che il clima nella Capitale è quasi primaverile, se non fosse che tutti gli altri italiani se ne devono stare chiusi tra quattro mura, e chi non ce la fa più sta subaffittando i cani dei vicini, portati avanti e indietro manco fossero incontinenti. Per giustificarsi, il leader della Lega ha precisato che era andato a fare la spesa, ma anche stavolta la pezza è venuta peggio del buco, perché nella zona in cui è stato fotografato non ci sono supermercati ed alimentari. Ma volete vedere che in fondo in fondo aveva ragione Fontana, quando diceva che a Roma non capiscono? Che fessi noi ad aver pensato si riferisse al Governo o ai romani che stanno in grandissima parte ubbidendo pazientemente alle disposizioni sanitarie di restare in casa, mentre invece si riferiva al capo della Lega, che se ne va a passeggio in barba ad ogni disposizione mentre in tutto il Paese c’è chi muore.

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