L'Editoriale

Patrimoniale. Non vale la candela

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Non c’era bisogno del Covid per vedere nella società italiana divisioni profonde, ma a leggere l’ultimo rapporto Censis, la pandemia ha fatto precipitare la situazione. I garantiti con lo stipendio fisso, possibilmente pubblico, e i pensionati, stanno molto meglio di Partite Iva e precari, magari in altri tempi pure benestanti grazie al lavoro nero. L’incertezza però divora tutto, e l’effetto finale è una depressione generale con la quale rischiamo di fare i conti per anni.

Di qui la caccia a vaccini miracolosi, capaci di ridurre le disuguaglianze, per la verità indecenti da tempo, ben prima dell’esplodere del virus. Tra le cause, ha un ruolo di rilievo la fallimentare gestione della globalizzazione, il cui lascito è l’impoverimento in tutto il mondo delle attività manifatturiere a vantaggio di due soli settori: la finanza e l’information technology. Guarda caso i comparti che pagano meno tasse, con vantaggi incomprensibili nonostante le sole Amazon, Microsoft, Google e Facebook capitalizzino più del Pil di intere nazioni.

In questo scenario in Italia si discute di cancellazione del debito a livello europeo (cioè fantascienza) e di patrimoniale, ovvero una tassa sui grandissimi patrimoni, che ieri ha raccolto anche l’interesse di Grillo e Di Maio. In realtà, però, una tale tassa produrrebbe un gettito tutto sommato modesto se applicata ai soli super ricchi, mentre sarebbe intollerabile se la si estendesse al ceto medio. Dunque il risultato sarebbe un bel gesto dimostrativo, ma dal costo politico micidiale, tant’è vero che i Paperoni non stanno facendo opposizione. Un lasciapassare che non è generosità, ma il prezzo da pagare per levarsi di mezzo 5 Stelle e Pd, a quel punto elettoralmente indifendibili persino di fronte a chi avrà beneficiato del nuovo gettito.

In questa Italia allo stremo chi mette nuove tasse ha sempre torto e chi illude il prossimo di toglierle – anche se poi non lo fa – ha sempre ragione. Perciò più che di patrimoniale servirebbe parlare di leva fiscale sui capitali lasciati immobili, premiando chi investe e chiedendo il conto invece a chi non mette in circolo rilevanti masse monetarie. Soldi necessari per creare lavoro e crescita, senza di cui non riusciremo mai a restituire i debiti e ripartire.

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