L'Editoriale

Peggio del virus. La Bce non vede l’emergenza

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Se pensate che le pandemie producano danni incalcolabili, non avete fatto i conti con l’ottusità. A ricordarcene è stata ieri la presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, chiamata alla sua prima uscita davvero significativa, in piena emergenza Coronavirus. Mentre spiegava con argomenti burocratici che la situazione non è poi così grave da aiutare le imprese tagliando i tassi, sugli stessi schermi della diretta tv passavano gli indici di tutte le Borse rovinosamente in picchiata. Centinaia di miliardi di capitalizzazione bruciati mentre l’unico parafulmine che abbiamo si rifiuta di fare le stesse cose appena viste in Inghilterra e Stati Uniti, dove si è già intervenuti riducendo il costo del denaro.

Chissà che altro debba accadere oltre ad avere l’Italia bloccata e mezza Europa disinvoltamente destinata a un imminente esplosione dei contagi e delle vittime, che sicuramente ci saranno anche se si dispone di grandi quantità di ospedali e terapie intensive. Così siamo tornati indietro di cinque anni, a quando la stessa Lagarde guidava il Fondo monetario internazionale, componente insieme a Commissione Ue e Bce di quella Troika che ha spezzato le reni alla Grecia. Portata a un passo dal fallimento, Atene fu costretta a svendere i gioielli pubblici della sua economia, e seppure sta cominciando a riprendersi, migliaia di persone continuano a vivere in condizioni di miseria indegne di quella casa comune che chiamiamo Unione europea.

E dire che quella stagione ci aveva insegnato tanto. I populismi e i sovranismi avevano minacciato le grandi famiglie politiche – popolari e socialisti – e la maggioranza raccolta nel Parlamento di Strasburgo dalla presidente della Commissione von der Leyen si regge sulla promessa di un profondo cambio di passo rispetto alle fallimentari politiche dell’austerità imposte per anni. Il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni è il garante di questo orientamento, e il Movimento Cinque Stelle ha dato una fiducia che però resta sub condizione. La Bce è invece autonoma dalla politica, ma la guida del board (dove siedono i governatori delle banche centrali nazionali) è passata da un accordo tra i capi di Governo che sembravano aver capito la lezione dei gilet gialli a Parigi o dell’avanzata dei Verdi a Berlino, per non parlare del fiato sul collo delle Destre, da Salvini alla Le Pen.

Per questo dall’istituto di Francoforte ci si attende una linea coerente con le nuove politiche espansive promesse per adesso solo a parole. Certo, i 25 miliardi di flessibilità sul deficit concessi all’Italia per i danni della pandemia non sono poca cosa, ma se consideriamo che gli aiuti diretti per tutti i Paesi Ue sono appena 25 miliardi, è chiaro che a Bruxelles e dintorni non si è capita la portata del disastro economico che incombe. E se a questo torniamo ad affiancare una politica miope della Banca centrale, uguale a quella applicata fino al bazooka monetario imbracciato da Draghi, allora prepariamoci a dover dare ragione agli euroscettici, a chi non ha mai creduto nella capacità delle istituzioni europee di trovare un’anima e di guidare i Paesi verso un nuovo benessere.

A questo non ha mai creduto la Gran Bretagna, che infatti è scappata, e se non ci saranno fatti concreti in tutte le sue emanazioni – e quindi anche da parte della Bce – presto dal’Ue non scapperanno i singoli Stati (che sono incatenati dalla moneta), ma gli europei. Perché la risposta a una tragedia epocale come il Coronavirus non può essere quella delle singole nazioni, esattamente come per il dramma dell’immigrazione. Attendiamo allora di capire cosa vuol dire in concreto “essere tutti italiani” come detto dalla von der Leyen. Avvertendo che la stagione delle illusioni è finita. Ieri questo Paese ha superato i mille morti per il virus. Persone che così hanno pagato anche i tagli imposti da decenni alla sanità. Parallelamente, la folle scelta di non tagliare i tassi presa dalla Banca centrale europea ha dato un’altra mazzata anche al nostro mercato azionario e allo spread, assestandoci una batosta dalla quale chissà quando ci riprenderemo.

Palazzo Chigi ha risposto posticipando il pagamento delle tasse per le piccole imprese, ma questo può essere giusto un placebo. Se il contagio continuerà ad avanzare con la progressione attuale, il Prodotto interno scenderà ben più verticalmente di quanto non prevedano oggi le agenzie di rating. E questo significherà altre crisi aziendali, povertà, milioni di persone in ginocchio. Ora perciò l’Europa venga fuori con una voce sola e con forza. Oppure taccia, sapendo però che se sarà così, presto o tardi tacerà per sempre.

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