L'Editoriale

I poveri e le mutande di Cota

ROBERTO COTA
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L’ex governatore del Piemonte, il leghista Roberto Cota, è stato nuovamente condannato per le spese personali che addebitava alla Regione. Tra queste, si ricordano ancora le famose mutande verdi, in tinta col partito di Salvini. Una storia come tante del degrado morale toccato dalla nostra politica, di cui però non si può più parlare.

Non a caso, della sentenza su Cota e gli altri ex consiglieri – di cui due attualmente parlamentari (Augusta Montaruli di Fratelli d’Italia e Paolo Tiramani della Lega) – a malapena si trova traccia tra le notizie in breve dei giornali. Come le mode che cambiano, adesso non fa più chic occuparsi di queste ed altre ruberie, perché il must del momento sono quei parassiti che se la spassano col Reddito di cittadinanza.

Fateci caso: non passa giorno che sui quotidiani e le tv non si vedano servizi sulle truffe e i pochi percettori riusciti a trovare un’occupazione. Truffe vergognose ad opera di ladri e farabutti che però hanno poco di diverso dai grandi evasori fiscali, da chi campa da sempre fottendosi montagne di contributi pubblici, e da chi – adesso che è in dirittura d’arrivo la Manovra finanziaria – vuole demonizzare i sussidi ai poveri per papparsi pure quelli.

Così nessuno racconta di oltre due milioni di minorenni, anziani e disabili che senza il Reddito di cittadinanza farebbero la fame, perdendo quel po’ di dignità che un Paese civile ha il dovere di dare a tutti, senza dimenticare chi ha avuto meno opportunità. Persone che per i nemici del Reddito di cittadinanza è meglio non vedere. Più delle mutande di Cota.

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