L'Editoriale

Prima o poi così arriverà la Troika

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Non ci fossero stati i miliardi della Bce, il petrolio a metà prezzo e l’euro debole, oggi il dato sulla crescita italiana nell’ultimo trimestre sarebbe certamente negativo. Il Governo può bearsi del risultato da prefisso telefonico che portiamo a casa: appena 0,2%, cioè un quarto della Grecia. Le cose però non vanno affatto bene. Renzi, che aveva promesso una formidabile spinta riformista, alla prova dei fatti ha annacquato i pochi provvedimenti realizzati. La flessibilità sui conti concessa dall’Europa è servita quanto un bicchiere d’acqua fresca per attraversare il deserto. E pure il più grande cacciatore di gufi l’ha capito che con i soli annunci non si prende il volo. Il rottamatore che doveva tagliare sul serio le tasse, smontare la burocrazia, dare immense corsie preferenziali alla imprese alla fine ha preferito non scontentare la Merkel e aggiustare il Paese con lo stesso cacciavite lasciato a Palazzo Chigi da Enrico Letta. Pannicelli caldi che hanno sortito l’unico effetto possibile: abbassare la febbre di 0,2 punti, lasciando il paziente malato grave. Proprio come piace ai medici della Troika, sempre più in allerta per trasferirsi da Atene a Roma.

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