L'Editoriale

Primi segni di pace nei 5 Stelle

Conte Di Maio M5S
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Un colpo alla botte e uno al cerchio, lo scontro tra Conte e Grillo lascia intravedere qualche possibilità di cucitura. Di Maio che non si è infilato in nessuna tifoseria e ieri mattina all’alba stava a casa dell’ex premier per gettare acqua sul fuoco (leggi l’articolo); i parlamentari che invitano Conte a spiegare la sua idea di statuto e ne trovano la disponibilità; e infine Crimi che avvia le elezioni del direttorio come chiesto dal garante, seppure non sulla piattaforma Rousseau.

È poco per capire come finirà la battaglia che può spaccare il Movimento? La risposta dipenderà anche dal buon senso dei militanti, che anziché farsi la guerra con attacchi ingenerosi sia a Grillo che a Conte, possono spingerli con un appello a parlarsi e chiarirsi. Certo, è più facile parteggiare per l’uno o per l’altro, come non stanno spingendo solo i nemici dei 5S, ma anche tanti pessimi consiglieri.

Questo giornale – malgrado un po’ di lettori inviperiti – ha sempre parteggiato per i pontieri, e continuerà a farlo, nella convinzione che il Paese ha bisogno di una forza politica che stia col popolo, visto che quasi tutti i partiti – da destra a sinistra – sono apparentati con le élite.

Cambiare lo statuto, d’altra parte, non è un tabù (lo stesso Grillo ha chiesto a Conte di farlo) e trovare un compromesso sarà meno doloroso che partire per altre avventure, come un nuovo partito che è tutto da vedere se avrà sin da subito i numeri per formare propri gruppi alle Camere. Al contempo, i 5S indeboliti avranno ancora meno forza per opporsi alla restaurazione di Draghi. È un regalo che si merita?

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