L'Editoriale

Privilegi duri a morire

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Se vogliamo cambiare sul serio questo Paese dobbiamo dimenticare la tentazione di arrenderci, anche quando la salita si fa più dura e viene naturale la voglia di lasciar perdere e campare meglio pensando al nostro orticello. Dunque mettiamo in conto delusioni e sconfitte, perché il sistema si è sempre difeso con ogni mezzo, e non c’è speranza che in futuro la musica cambi. Soprattutto se c’è da difendere i vecchi privilegi. Prendiamo la faccenda dei vitalizi, centinaia di milioni di euro dati in premio agli ex parlamentari che negli anni della carica hanno già ricevuto un sontuoso trattamento. Soldi che in molti casi si sommano a più di una pensione.

In Italia si è fatta una battaglia durissima per cancellare questa vergogna e si era riusciti a bloccarli, fin quando una Commissione del Senato non ha deciso di ripristinarli, e pagare ai beneficiari o alle loro famiglie pure gli arretrati. Su questo epilogo pende ora un ulteriore verdetto di una Commissione d’Appello, in cui a decidere se lasciare o meno i vitalizi ci sono gli stessi futuri percettori dell’assegno. Meglio perciò non farsi illusioni su come voteranno. Cose che viste dall’esterno – dall’Europa per esempio – sembrano follie, tant’è vero che il ricorso di alcuni nostri ex eurodeputati per riprendersi il malloppo è stato tranquillamente respinto.

Da tutt’altra parte, la Corte costituzionale ha dichiarato legittimo il taglio delle pensioni d’oro preteso dai Cinque Stelle, ma lo ha limitato nel tempo, da cinque a tre anni. Come dire: vinta una battaglia non è detto che alla fine si vincerà pure la guerra. Decisioni che lasciano il sale in bocca, soprattutto se guardiamo alle condizioni in cui vive troppa povera gente, e al saccheggio che è stato fatto delle casse pubbliche. Ma come si diceva all’inizio arrendersi è un lusso che non possiamo permetterci. E sarà sempre meglio continuare a combattere per denunciare queste schifezze, e perdere se perderemo, piuttosto che esserne complici.

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