L'Editoriale

Procedure groviera per sbarcare

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Al terzo giorno della tragedia della Norman non sappiamo ancora quante persone stavano a bordo della nave. Nell’epoca in cui tutti sanno i cavoli di tutti, in cui non c’è banca dati inviolabile e nessuno di noi sfugge chissà a quanti controlli, in Italia si può entrare comodamente senza essere registrati. O, se si è in un elenco, questo è del tutto inutile, tant’è vero che di fronte all’immensa sciagura dell’Adriatico la contabilità dei dispersi ieri è salita di ora in ora. E chi può dire se hanno ragione i Greci, che temono ancora un mucchio di passeggeri mancanti all’appello. Dai barconi della speranza che arrivano sulle nostre coste dall’Africa, ai disperati dell’Est che passano i confini nascosti nel sottofondo dei Tir, l’Italia è un Paese senza difesa. E il disastro del traghetto, insieme ad altri mille aspetti – tra cui l’impegno non facile della nostra marina – mette in luce anche questo drammatico problema. Regole e procedure groviera che consentono con troppa facilità il superamento dei nostri confini. Ora è il momento di piangere le vittime. Ma la Norman accende un faro su un’altra emergenza. Che è un errore sottovalutare.

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