L'Editoriale

Prossima tappa stanare il Pd

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Sarà stata la saggezza di Mattarella, che evidentemente non tutti abbiamo, a fargli decidere di dare due giorni e non i due minuti sufficienti alla Presidente del Senato Casellati per capire quello che ormai sanno anche i sassi: i Cinque Stelle non faranno un Governo con la Lega fin quando nel Centrodestra ci starà Forza Italia.

La presa di posizione non è un capriccio o una semplice presa di distanza da Berlusconi e tutto quello che ha rappresentato per la politica italiana. Se Salvini rompe la coalizione farà da ruota di scorta a Di Maio premier, mentre tenendo unita l’alleanza con il Cav saranno i grillini a fare eventualmente da stampella. Dunque, avendo due galli nel pollaio, solo il Pd che per ora continua a stare sull’Aventino può far accendere l’uno o l’altro forno. Questa analisi, semplice come sono talvolta le situazioni più complicate, non sfugge certo al Colle, che però ha ritenuto di allungare i tempi per la formazione di un Esecutivo con un incarico esplorativo che ha prodotto comunque due effetti. Il primo è stato accentuare la frattura nel Centrodestra, dove i tre leader non riescono più a nascondere la natura di pura convenienza del loro stare assieme, accentuato da due importanti elezioni regionali dietro l’angolo.

Il secondo effetto è stato preparare meglio il terreno al prossimo tentativo, probabilmente con Roberto Fico, per vedere se c’è modo di stanare i dem, spingendoli verso i 5 Stelle o in caso di fallimento verso Salvini, che a quel punto togliendo il veto fisserebbe la residenza per cinque anni a Palazzo Chigi.

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