L'Editoriale

Quanto conta il partito di Mattarella

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Che le scaramucce tra Salvini e Di Maio siano roba seria o – come ipotizzano menti raffinate – una presa per il naso degli elettori in quanto i due leader hanno già l’accordo in tasca, l’unica cosa certa a più di un mese dalle elezioni è che non c’è pericolo di fare presto il bis. Per quanto ostentino sicurezza, persino Lega e Cinque Stelle non affronterebbero a cuor leggero una nuova tornata elettorale troppo ravvicinata, malgrado i sondaggi garantiscano che queste due forze sarebbero avvantaggiate da una polarizzazione del voto, a svantaggio rispettivamente di Forza Italia e Pd. A scanso di equivoci proprio tra i dem sta prendendo forza l’opposizione a Renzi, disposta a fare accordi tanto col Centrodestra che con i grillini pur di non restare esclusi da tutto e magari involontariamente causare proprio lo scenario peggiore di una fine pressoché istantanea della legislatura. Un’ipotesi vista come fumo negli occhi pure tra altri schieramenti, a cominciare dal partito del Cavaliere e Liberi e Uguali. Mentre quest’ultimo rischia di non rivedere il quorum e quindi Parlamento, Forza Italia invece dovrebbe già fare i conti con l’emorragia di propri esponenti ed elettori in direzione del Carroccio. Dunque, mentre si cercano compromessi che prima delle elezioni tutti i partiti avevano escluso, nei fatti una maggioranza – che per capirci possiamo definire di Mattarella – c’è già. Non servirà al momento a nominare un premier, ma se i leader non faranno l’intesa sarà la base per un Esecutivo tecnico con cui tirare a campare, almeno per un po’.

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