L'Editoriale

Qui le lobby vincono il jackpot

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di Gaetano Pedullà

Ci sono rospi che non si possono ingoiare. Anche in un Paese abituato a bersi di tutto, dove i conflitti d’interessi sono la norma e le lobby riescono a oscurare persino gli scandali al sole. L’industria del gioco è tra questi scandali. Diventate una tassa occulta sulla povertà, scommesse e lotterie sono regolate da concessioni che fruttano miliardi ai privati e – in confronto – solo briciole allo Stato. La società che gestisce i Gratta e Vinci – la Gtech, che ha inglobato Lottomatica – ha portato la sede fiscale (e i guadagni) all’estero, ma i Monopoli inspiegabilmente si guardano bene dal revocare la concessione data a un soggetto divenuto ormai diverso da quello che intasca le puntate degli italiani. Nei normali contratti di locazione tra privati è escluso il subaffitto. Qui invece si può subconcedere. E nessuno dice niente. Non un giudice, non un politico, non il Governo. Come mai? Siamo andati a vedere e abbiamo scoperto che il sottosegretario con la delega ai giochi era associata a Vedrò, il pensatoio finanziato generosamente da Lottomatica e dai suoi lobbisti. Così è chiaro che il banco vince e gli italiani perdono sempre.

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