L'Editoriale

Recovery festival delle bugie

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Non ne azzeccano una neanche per sbaglio, ma più sono smentiti dai fatti più girovagano per le tv a confondere le acque su quello che è appena successo in Europa. La quasi totalità dei giornalisti fissi nei talk show anziché chiedere scusa per aver sballato tutte le previsioni sul Recovery Fund, da ieri ci spiegano che quella di Conte è stata una vittoria di Pirro, se non addirittura una fregatura. Ora se portare a casa 209 miliardi, per quanto divisi in prestiti e contributi a fondo perduto, è una fregatura, speriamo che il Signore ce ne rifili altri di questi raggiri. Tuttavia il racconto prevalente, certificato dai giudizi a senso unico ora di un leghista, dopo da un direttore a caso della Triplice del buon umore – Libero, Il Giornale e La Verità – e infine da un Calenda qualunque, è che l’Italia al tavolo europeo ha perso perché Conte non conta, i miliardi li vedremo il giorno del poi dell’anno del mai e semmai qualcosa arriverà non sapremo spenderla. Roba da correre a prendere un bel corno rosso da strofinare a ogni apparizione di tanti menagramo. Niente da fare se invece capitasse di incrociare Salvini, praticamente in ogni dove a cercar voti. In questo caso oltre a non riconoscere di aver fatto male i conti sulla risposta europea alla pandemia, oltre a spacciare impunemente il successo di Conte per un disastro, il pittoresco leader della Lega non scuce una parola sui suoi amici sovranisti che hanno condizionato l’Olanda e provato a negarci gli aiuti con cui abbiamo la possibilità di far ripartire il Paese. Malgrado iettatori, leghisti e i loro scendiletto giornalisti.

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