L'Editoriale

Referendum e riforma Madia, le alte sfere dello Stato hanno votato

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Per Matteo Renzi è la prova che il Paese è bloccato. Ma la bocciatura della riforma Madia sulla Pubblica amministrazione non è solo questo. Dietro c’è l’ultima barricata dell’alta dirigenza dello Stato – che nella Consulta ha il suo baluardo più alto – per resistere a una modifica della Costituzione letta come un salto nel buio. La decisione a pochi giorni dal referendum è un segnale fortissimo.

Emblematica anche la motivazione della Corte: la nuova legge sugli statali lede i diritti delle Regioni. Proprio quelle Regioni a cui il cambio della Costituzione assegna la nomina dei nuovi senatori, non più eletti direttamente dai cittadini. Con questi chiari di luna perciò non abbiamo solo un avvertimento al Governo, ma un primo assaggio di come funzionerà Palazzo Madama se il 4 dicembre dovesse vincere il Sì. L’effetto di una riforma della nostra Carta fondamentale poco condivisa nel Paese e soprattutto poco radicale (quanto sarebbe stato meglio abolirlo del tutto il Senato e, mentre ci si stava, ridimensionare pure quegli immensi stipendifici che sono da sempre le Regioni).

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