L'Editoriale

Una firma che calpesta la Giustizia

Referendum giustizia Salvini
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Con la consegna dei quesiti referendari in Cassazione, oggi, la strana coppia Lega-Radicali mette una caparra sulla riforma della Giustizia in Parlamento. Il malfunzionamento dei tribunali è sotto gli occhi di tutti, i giochi di potere tra magistrati altrettanto, e mai come adesso spira nel Paese un vento anti-pm. Dunque è il momento giusto per gettare negli occhi degli italiani un po’ di fumo e chiedere una firma con cui cambiare tutto, quando in realtà questo è esattamente il modo di non cambiare niente.

Salvini, che ha appena accelerato i tempi per annettere Forza Italia – prima che gli elettori rimasti si disperdano tra Renzi e le avventure dei vari Toti & C. – non ha leva migliore della Giustizia per convincere Berlusconi. Se poi nella prossima legislatura vinceranno le destre, allora si passerà all’incasso con il commissariamento delle Procure, partendo dalla separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri, per arrivare all’abrogazione dell’obbligatorietà dell’azione penale, conducendo di fatto l’attività giudiziaria sotto il controllo politico. Il sogno di sempre che si avvera, e pure in tempo per la grande abbuffata del Recovery Fund.

Decidendo su cosa orientare le indagini e su cosa no, i partiti regaleranno uno scudo penale ai loro corrotti e ai corruttori. Per riuscirci è però fondamentale bloccare il lavoro fatto da Bonafede, a cominciare dal pericolo più grande: l’abolizione della prescrizione. Facciamo attenzione allora a dove sta il vero cambiamento. E se vi chiedessero una firma per questo referendum, la risposta giusta è No, grazie.

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