Ora Renzi è pronto per la destra

Il sedicente rottamatore Matteo Renzi, partito democristiano e poi diventato segretario del Pd, da tempo è ormai pappa e ciccia con le destre.

Se lo sport è maestro di vita, ci sono politici che non si battono da quanto la sanno più lunga. Prendete Lionel Messi, l’ex bandiera del Barcellona che ieri, più veloce di Marcell Jacobs in pista a Tokyo, è passato dal pianto per l’addio ai blaugrana del Barcellona al sorriso con la maglia dei nuovi dispensatori di milioni, a Parigi. In Spagna non l’hanno presa benissimo, e al Camp Nou, lo stadio in cui ha giocato per vent’anni, si sono affrettati a cancellarne anche la foto.

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL  LIBRO DI MATTEO RENZI  CONTROCORRENTE

Pure i nostri politici, parimenti mercenari, ci hanno dimostrato in tante occasioni di saper essere altrettanto lesti nei cambi di casacca, malgrado il trasformismo non paghi con gli elettori tanto bene quanto gli sceicchi del Paris Saint-Germain. Meglio dunque fare con calma, un passo alla volta, cercando di far dimenticare da dove si arriva. E qui nessuno è più campione di Matteo Renzi. Il sedicente rottamatore, partito democristiano e poi diventato segretario del Pd, da tempo è ormai pappa e ciccia con le destre. Ma non le destre liberali e padronali del Patto del Nazareno: quello era solo l’antipasto.

Ora il capobanda di Italia Viva fa coppia fissa con Salvini, quello che finse di sfidare in una perfetta sceneggiata da Bruno Vespa, e invece adesso ci fa lingua in bocca per abolire il Reddito di cittadinanza e colpire con ogni mezzo Conte e i Cinque Stelle. Se però qualche elettore superstite pensasse ancora di essere a Sinistra, ecco allora che Matteo marca nuovamente le distanze con un silenzio assordante sul caso Durigon, mentre dal Leu ai 5S tutti ne chiedono le dimissioni non solo per aver proposto di intitolare ad Arnaldo Mussoli il parco di Latina che è di Falcone e Borsellino.

Niente di strano, quindi, se con l’avvicinarci dell’elezione del Presidente della Repubblica e poi della fine della legislatura, potremmo trovarci di fronte a un partito unico che va da Renzi e Calenda a CasaPound, passando per Berlusconi, i centristi, Salvini e la Meloni. Un rassemblement unito solo dal potere, che oggi può sembrare fantapolitica ma che se nascesse davvero avrà perlomeno un pregio: aver tolto a certa gente la maschera.