L'Editoriale

Riforme, non gettarle in caciara

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Il Governo del cambiamento andrebbe ribattezzato del rimbecillimento se si sognasse di riformare il Paese senza dare una priorità alle cose necessarie. Un concetto chiaro a Di Maio e Salvini, che infatti nei primi due mesi da ministri hanno messo in cascina il Decreto dignità e il cambio di strategia sui migranti. Parallelamente però ci sono altri ministri che non ce la fanno a rinunciare alla ribalta, e ogni giorno sembrano lavorare per far scoppiare una polemica, in molti casi innescando polveroni di cui non si sente il bisogno. L’ultima sortit del ministro Fontana, pur partendo da motivazioni storiche dalla Lega, butta nel dibattito politico una riforma della legge Mancino (contrasto all’incitazione antirazziale e fascista) che non c’è nel contratto di Governo. Una mossa che ha costretto dal premier Conte in giù a dissociarsi, mentre dalla Sinistra alla stampa di complemento è statogioco facile approfittarne per definire la maggioranza sempre più “nera”. Un autogol mentre il ministro Tria inizia a spingere Flat tax e Reddito di cittadinanza tra le urgenze. Obiettivi da cui ora è un errore fatale distrasi.

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