L'Editoriale

Rottamare è stata un’illusione

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La solita distribuzione di poltrone col bilancino del potere. Sembrano passati secoli e invece era solo tre anni fa che Matteo Renzi vinceva le primarie del Pd (e si apriva la strada per Palazzo Chigi) usando parole come rottamazione e meritocrazia. Il metodo con cui ieri ha distribuito i nuovi incarichi di governo – esattamente come ha fatto in passato e con i Cda delle aziende pubbliche – è lo stesso della vecchia DC ai tempi del manuale Cencelli. Su dodici ministri e sottosegretari non c’è stato spazio per un solo nome di prestigio, capace di spingere l’azione di un Governo con tutta franchezza imbarazzante. Così alla faccia del cambiamento è ricicciato l’ex sottosegretario Antonio Gentile che condizionava in Calabria l’uscita dei giornali, hanno preso una poltrona i più grandi scambisti di casacca circolanti in parlamento: Gennaro Migliore e Dorina Bianchi. Dunque, quando parlava di rottamazione Renzi pensava al potere dei suoi avversari. Per fare – una volta preso il timone del Paese – le stesse cose che condannava. Compreso riaumentare il numero di Lor signori nell’Esecutivo, passati ieri da 56 a 64. Numeri che dicono tutto.

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