L'Editoriale

Chi gioca con i nostri sacrifici

Open Arms Salvini
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Siccome nessun ristoro pubblico potrà mai compensare le imprese quanto le riaperture, è da irresponsabili mettere in pericolo tutti gli sforzi fatti finora con le limitazioni alla circolazione e le chiusure delle attività economiche, col rischio di prolungare la pandemia e di fare ancora più male proprio a chi spinge per il liberi tutti.

Irresponsabili che purtroppo abbondano nella politica e nei talk show nazionali, con l’effetto di caricare ancora più d’angoscia quella parte del Paese che da un anno non guadagna più niente e adesso è convinta che Draghi esattamente come Conte blocchi gli spostamenti, le scuole e gran parte delle attività per chissà quale sadico divertimento. Una platea ampia, alla quale strizzano l’occhio esponenti politici bipartisan, dalla Lega – ma senza governatori come Zaia alle prese con le terapie intensive intasate – all’autonomo Toti al Pd Bonaccini.

Salvini, che ha minacciato il premier di non votargli in Parlamento ulteriori restrizioni sanitarie dopo Pasqua, di fronte all’indisponibilità di Draghi a discuterne senza il calo dei contagi, ha provato a mandargli contro i suoi governatori, peraltro stizziti dopo le accuse dello stesso Presidente del Consiglio sul flop delle Regioni nella campagna vaccinale. Così ieri è si è tenuto il faccia a faccia in cui doveva succedere un quarantotto e invece non è  successo niente.

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Pur con evidenti errori – come la possibilità di andare in vacanza all’estero nella settimana pasquale, mentre in Italia non si può fare – di fronte alla serietà della situazione nessuno ha saputo opporsi alle decisioni del Governo, peraltro in linea con l’Esecutivo precedente. Va da se che nel rapporto malsano ormai costituito da tempo tra Stato centrale e autonomie regionali, il pensiero fisso dei presidenti resta quello di distinguersi dal mucchio, a costo di avventurarsi nell’acquisto di vaccini privi di autorizzazioni nazionali ed europee, come il russo Sputnik.

Un metodo che al termine dell’emergenza sarà bene ridiscutere a fondo, prendendo atto delle inefficienze che il regionalismo degli ultimi anni, a partire dalla pessima riforma del Titolo V della Costituzione, ha prodotto su sanità, pubblica amministrazione e imposizione fiscale a carico di noi tutti

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