L'Editoriale

Sdoganato il salario minimo Ue

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Promettere mari e monti è la regola quando si vuole qualcosa. Specialità della casa per i politici italiani, c’è da dire che su questo fronte tutto il mondo è paese, e ci sarebbe poco da stupirsi se i tedeschi notoriamente tutti d’un pezzo volessero provare l’ebbrezza dell’allievo che supera il maestro. A fare la promessa che non ti aspetti è stata ieri la presidente designata alla Commissione europea, Ursula von der Leyen, un falco del rigore nei conti pubblici, durissima ai tempi della crisi del debito in Grecia, quando la troika (Commissione, Fondo monetario e Bce) condannò Atene a una tragica macelleria sociale.

Per un gioco del destino questa signora cara alla Merkel può prendere il posto di Juncker, a condizione però di avere il 16 luglio prossimo il consenso del Parlamento europeo. Perciò von del Leyen ieri ha incontrato i gruppi parlamentari e preso impegni strabilianti, come il perseguimento di un salario minimo in tutti i Paesi della comunità, o la rimodulazione delle regole sull’accoglienza dei migranti. Musica per le orecchie delle forze che in teoria a una candidata del genere non dovrebbero portare neppure un voto, come i 5 Stelle e la Lega, ma che su questi obiettivi non possono essere insensibili.

Il punto, allora, è capire quanto c’è da fidarsi di queste promesse, e soprattutto quali sono i traguardi possibili in un Europarlamento dominato da popolari, socialisti e liberali, non certo i più orientati a certe battaglie. Di sicuro, chi sostiene che la piccola pattuglia del Movimento a Bruxelles è ininfluente può già cominciare a ricredersi.

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