L'Editoriale

Se battere l’avversario è fregarlo

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Basta. Per pietà, basta colpi al cuore del calcio. Dalla Fifa agli stadi di periferia, il gol non è più battere l’avversario ma fregarlo. Partite che sono la rappresentazione di un’epoca, dove l’attaccamento alla maglia è niente rispetto a quello per i soldi. Contanti che girano più veloci del pallone, col tacito accordo di tutti, non solo nel campo delle scommesse clandestine, di quei calciatori e dei loro procuratori (speriamo comunque pochi) corrotti e corruttori. I guai del calcio partono infatti dal lato più illuminato della scena: le società che tollerano silenziosamente l’abitudine dei loro calciatori a scommettere (nessuno che si accorga mai di niente!), l’industria legale del gioco che non guarda in faccia chi punta cifre stratosferiche, tutto quel sottobosco di sensali, procuratori e faccendieri che campa a provvigioni su ogni genere di affari. Soldi, soldi, soldi che fanno vivere come pascià chi ha talento e chi non ne ha. Facendo un danno gravissimo. Se i calciatori sono strapagati dalla pubblicità per spingere i tifosi ad emularli, la stessa emulazione può scattare gratis nel vederli barare per vincere una partita o una scommessa. I loro gol, i nostri autogol.

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