L'Editoriale

Sea Watch. Chi ha colpe è l’Europa

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La Procura dei minori di Catania ha ragione: lasciare i ragazzi su una nave sbattuta da un mare in tempesta lede diritti umani e di legge garantiti dalla Costituzione. Quella che i magistrati sbagliano è però la rotta di un nuovo probabile procedimento giudiziario. Garantire la vita di queste persone è un preciso dovere dell’Europa, soggetto che sui migranti è naufragato da tempo, e pertanto anche in questi giorni è del tutto assente dai radar di chi cerca una soluzione all’ennesima emergenza della nave Sea Watch. Nel silenzio generale dei vari Juncker, Moscovici e tutti gli altri burocrati che abbiamo sentito ogni giorno quando l’Italia doveva chiudere il bilancio come a loro faceva più comodo, il destino dei disperati al largo di Siracusa sta passando in queste ore dalle trattative tra singoli Paesi – Italia, Malta, Francia e Olanda – senza che Bruxelles dica una parola. Così siamo di fronte alla pistola fumante che prova il trapasso dell’Unione europea ad altra vita, non sappiamo se migliore. Quello che sappiamo, invece, è chi ha spinto il grilletto, visto che Parigi e Berlino hanno appena rafforzato i loro patti bilaterali scavalcando tutti i partner e senza neppure provare a nascondersi. Dunque chi sta commettendo un crimine contro l’umanità non solo se ne sta alla finestra, ma se la ride pure nel vedere il Governo italiano messo da un pezzo dell’opinione pubblica sul banco dei cattivi e sul banco degli imputati dalla magistratura. Quello che non si capisce è perché nessun giudice chiami i veri responsabili di certe violenze a risponderne.

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