Solo uniti ne usciremo più forti. Dalla prevenzione all’economia possiamo fare molto

di Gaetano Pedullà

Se tutti i bazooka finanziari del mondo, quelli già caricati e quelli che stanno per esserlo, non hanno più effetto sulla tenuta dei mercati, allora siamo di fronte a uno scenario imprevedibile quanto l’epidemia che abbiamo attorno. Il dispiegamento di forze è imponente: si va dai severi stress test imposti da tempo alle banche, al taglio dei tassi già deciso negli Usa – ma com’è che arrivano sempre prima dell’Europa? – all’immissione di liquidità monetaria in corso e all’apertura della Commissione Ue sia a derogare sui deficit pubblici che a misure straordinarie per scongiurare una recessione globale. Ora diciamo subito che non è il momento dell’Apocalisse e il Coronavirus avrà una cura, nelle Borse tornerà il sereno e anzi ci sarà chi trarrà pure benefici dalle svendite dei titoli in preda al panico. Perciò sta solo a noi decidere quanto perdere.

Nessuno, almeno per ora, può puntarci un’arma e obbligarci a rispettare le regole decise dal Governo. Ma ci sono ancora tanti che non vogliono saperne di restare il più possibile a casa, di rinunciare alla movida diurna e notturna, di accalcarsi con altra gente. In questo modo stanno aiutando il virus a diffondersi e ad allungare i tempi dell’emergenza. Allo stesso modo, chi sta fuggendo dai mercati, chi sta bloccando le attività che si possono tenere aperte con poche precauzioni, chi non sta approfittando delle possibilità dello smart working, sta aggravando una crisi che rischia di produrre effetti disastrosi per chissà quanto tempo sull’economia.

Avremo intelligenza e forza abbastanza per battere l’ignoranza, l’egoismo e la paura prima ancora che l’infezione? A vedere quanto accade da giorni dobbiamo essere ottimisti, ma fino a un certo punto. Partiamo dal Governo. È stato accusato e lo è tutt’ora di non aver saputo gestire la situazione. In realtà però è stato il primo in Europa a limitare i voli aerei diretti dalla Cina, aggiustano subito dopo il tiro quando in tanti aggiravano il divieto facendo tappe intermedie. Poi ha messo interi Comuni in quarantena, e coinvolgendo le Regioni ha emanato il decreto più restrittivo, dopo quelli di Pechino, per isolare le cosiddette zone rosse.

Parallelamente ha chiuso le scuole, varato un piano da 7,5 miliardi aggiuntivi a sostegno delle imprese, che sicuramente non basteranno, ma daranno una prima mano nell’immediato, così come faranno i 20mila medici e infermieri che saranno assunti nel Servizio sanitario nazionale. Tutto questo per le opposizioni è insufficiente, ma se guardiamo le giravolte delle Regioni e dei leader del Centrodestra, un giorno in polemica perché bisognava chiudere di più e l’altro in polemica pure perché bisognava chiudere di meno, allora teniamoci stretti Giuseppe Conte e i suoi ministri.

ERRORI INSOPPORTABILI. Ovviamente però non tutto ha funzionato, e il premier che si limita a protestare per la diffusione delle bozze del decreto di sabato scorso perde in un colpo solo gran parte della credibilità conquistata durante l’intero periodo del contrasto all’emergenza. Se c’è chi ha sbagliato, lo si cerchi – non sarà difficile – e si tratti di un inspiegabilmente intoccabile capo dell’ufficio, Rocco Casalino, o dei comunicatori dei singoli ministri o dei presidenti delle Regioni ai quali erano state correttamente inviate le bozze, questa o queste persone si caccino, perché o non hanno capito che una tale anticipazione avrebbe indotto tanti a fuggire dalle zone virtualmente transennate, oppure non hanno neppure letto il documento e pertanto incassano ingiustamente gli stipendi significativi di cui godono.

MENO PROTAGONISMO. Poi ci siamo tutti noi, compreso il sottoscritto che ha criticato le misure più restrittive imposte sui loro territori dai governatori di Lombardia e Veneto nei primi giorni dell’epidemia, convinto com’ero che la gestione di una tale situazione dovesse essere nazionale e le fughe in avanti, dal forte sapore propagandistico, non servissero a nulla, in quanto i virus non conoscono confini, che siano statali o regionali poco importa. I governatori invece avevano visto giusto, indovinando la necessità di una stretta alla circolazione delle persone sulla base del fiuto e non della maggior parte delle indicazioni scientifiche che si sono evolute nel corso dei giorni, seguendo empiricamente il numero dei contagi e la loro localizzazione, e usate come stella polare da Palazzo Chigi e Protezione civile. Dopo averne fatta una giusta, poi però hanno buttato il bonus, il presidente Fontana regalando al mondo un suo video da “day after” con la mascherina, e il presidente Zaia abboccando alla fake news dei cinesi che mangiano i topi vivi.

Anche nelle forze politiche della maggioranza non sono mancate le sbavature, ma dal segretario del Pd Nicola Zingaretti che si è beccato il Coronavirus all’ex capo politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, che ha espresso immediatamente i suoi auguri a un agente della scorta (contagiato) di Matteo Salvini, nessuno ha fatto lo stesso passo falso del capo della Lega, che in piena emergenza ha fatto un’intervista al quotidiano spagnolo El Paìs, distruggendo l’immagine del nostro Paese. Ora, poiché la classe politica generalmente non è peggiore di quello che tutti noi siamo, le molte persone che hanno ignorato le indicazioni di cambiare momentaneamente stile di vita sono lo specchio di un’Italia allergica ai doveri prima ancora che ai virus.

RISCOPRIAMO UN REGALO. L’economia e i mercati, infine. Questi ultimi si sa che per definizione non hanno anima, e se il fine indiscusso è il guadagno è noto che nelle situazioni di crisi c’è da grattare quanto in tempi di vacche grasse. La cosiddetta economia reale, quella che gira attorno a noi, invece può avere quest’anima ed essere solidale, come hanno annunciato alcune grandi banche e imprese. Belli e generosi i gesti di chi sta donando per acquistare presidi sanitari, macchinari e finanziare la ricerca. Aziende e privati cittadini che sono l’orgoglio dell’Italia migliore, come i nostri medici instancabili in strutture sovraccariche. Schieriamoci con questa parte del Paese. Facendo quello che possiamo. Continuando a lavorare con le opportune tutele, smettendola di ingiuriare anche sui social le istituzioni perché hanno fatto troppo o troppo poco, rispettando le regole sanitarie e, per chi vuol fare proprio il minimo sindacale, restando il più possibile a casa. Una punizione che in chissà quante altre occasioni abbiamo desiderato come un regalo per fuggire allo stress e goderci le persone che amiamo.

 

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