L'Editoriale

La stampa e la sindaca deficiente

CHIARA APPENDINO
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Le confidenze di Urbano Cairo ad alcuni tifosi del suo Torino hanno svelato cosa pensa questo editore (Corriere della Sera, La7 e altro ancora) della sindaca M5S Chiara Appendino, definita con fallo da Var, espulsione e retrocessione “deficiente”. Ma non c’è bisogno di videocamere nascoste o analisi complicate per vedere quanto e dove sia orientata quasi tutta l’informazione nel Paese.

I maggiori quotidiani fanno da cane da guardia dell’establishment che tradizionalmente va a nozze con la sinistra (Agnelli, Confindustria, banche, palazzinari, De Benedetti uscito e subito in crisi d’astinenza rientrato nel gioco), quattro testate sono apertamente schierate a destra (una direttamente di proprietà della famiglia Berlusconi), e quel poco che resta è un complimento se lo si definisce populista, ostinatamente legato ai diritti di chi non conta, unici a difendere una conquista di civiltà come il Reddito di cittadinanza o princìpi desueti tipo “La legge è uguale per tutti”, compreso chi può pagarsi stuoli di avvocati e fino a oggi l’ha fatta franca con la prescrizione.

A questo scenario, che già di per sé ci differenzia da tutti quei Paesi dove i maggiori editori sono puri (cioè senza altri interessi da difendere), si aggiunge uno spaventoso condizionamento politico, soprattutto sulle televisioni, compresa quella pubblica occupata in ogni strapuntino dai partiti. Così la stampa italiana ha perso credibilità, e di conseguenza ascolti e copie vendute, aggravando la spirale che tiene il settore in ostaggio di chi ha interessi economici e politici.

L’establishment, in una parola, che mai quanto adesso ha un obiettivo, come dice Cairo sempre nelle stesse esternazioni sulla sindaca Appendino: “Appena va via lei abbiamo subito l’autorizzazione”, riferendosi a delle opere chieste dal suo club. Informazione e restaurazione che si saldano. Un film visto anche a Roma, dove i giornali locali hanno mitragliato ininterrottamente per cinque anni la Raggi, coprendola di fake news, mentre gli editori contavano i giorni per tornare agli affari perduti. Che altro serve per capire che non c’è legge più urgente di quella sul conflitto d’interessi?

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