L'Editoriale

Sul catasto una battaglia diabolica

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Prima di partire per l’Ucraina, dove dice di voler portare la pace, ieri Matteo Salvini ha lanciato un missile sul governo, provando a far saltare la riforma del catasto. La faccenda non è di poco conto, perché la casa di proprietà è un amore atavico degli italiani, e utilizzando la leva della paura – come a destra sanno fare benissimo – facendoci credere che ci aumentano le tasse, si possono spostare milioni di voti.

Così la politica evita da moltissimi anni di occuparsi del mattone, col risultato di aver creato proprio sugli immobili un simbolo dell’iniquità fiscale. Grazie all’attuale valorizzazione delle rendite, infatti, un milionario con meravigliosa villa più bosco e piscina può pagare meno imposte di chi possiede un modesto trilocale in centro.

L’esempio perfetto, insomma, di quella disuguaglianza che allarga la forbice tra ricchi e ceto medio, per non parlare dei più poveri, mentre far contribuire un po’ di più chi ha il villone e ridurre l’Imu a chi sta in una camera e cucina, senza varianza sul gettito complessivo, rispetterebbe quella progressività fiscale che sta alla base del nostro patto sociale.

Se si aumenta il prelievo da una parte poi lo si aumenterà per tutti, è il tasto su cui Forza Italia e sovranisti hanno sempre premuto per non cambiare niente, ma scrivendo chiaramente la riforma questo rischio si può evitare.

Dunque non c’è alcuna volontà di difendere i piccoli proprietari, ma terrorizzandoli li si usa come scudi umani per fargli pagare pure quella parte di tasse che risparmia chi possiede molti grandi immobili. Diabolico! E, per certa destra arraffona, pure geniale.

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