L'Editoriale

Sul pallone è autogol delle Regioni

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Ma sì, aprano gli stadi così come in estate hanno aperto le discoteche. I governatori più pazzi del mondo hanno capito tutto: più sono protagonisti più diventano popolari, e pazienza se per accontentare la lobby del pallone rischiamo di rimontare Francia e Spagna nel campionato dei contagi. Tanto, qualunque fesseria decidano, le Regioni vincono sempre. Se va bene hanno avuto ragione, se va male la colpa è del Governo che a Roma non ascolta, perde tempo e per qualche forma di sadismo gode nel far male ai cittadini.

Così assistiamo da mesi a un’escalation di follie, con leggi locali impugnate e che vanno e vengono tra Palazzo Chigi, Consiglio di Stato e Tar. L’autonomia trasformata in anarchia. Mentre la Lega più di tutti preme per l’assegnazione di maggiori poteri alle Regioni, c’è da chiedersi in che mani ci mettiamo. La conferma di diversi dei presidenti uscenti alle ultime elezioni è il segno della fiducia che si sono conquistati questi signori, ma dall’ultima sparata sugli stadi si capisce bene a che prezzo l’hanno ottenuta.

Gonfiate dalla disastrosa riforma del Titolo V della Costituzione, le autonomie regionali sono diventate sempre più autoreferenziali, e adesso che i governatori hanno capito come fare a diventare delle star, dissentendo col Governo su tutto, si va ognuno per conto proprio, allargando la forbice che divide l’Italia tra Nord e Sud, tra regione e regione, tra buonsenso e opportunismo. Nate nel 1970, fino ad allora non avevamo le Regioni. Stavamo così male?

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