L'Editoriale

Tentazioni statali sulle banche

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Mentre le Borse bruciano centinaia di miliardi, i leader europei lasciano ventilare l’idea di un intervento degli Stati per mettere in sicurezza le banche. Dopo ogni vessazione per rimuovere la pagliuzza che infastidisce il libero mercato, si torna a pensare all’intervento pubblico. Insomma, l’emblema perfetto della confusione, prima ancora che della paura, che attraversano il Vecchio Continente.

E dire che a mettere così in pericolo l’economia, e di conseguenza la stessa tenuta dell’Ue, sono proprio quegli Stati che hanno provocato anni di recessione e bassa crescita imponendo il più ottuso rigore sui conti pubblici. Per non parlare della zavorra gettata sulle stesse banche, costrette a non far più credito per via delle regole di Basilea. Più che ricorrere all’intervento pubblico, i Governi potrebbero rimuovere gli steccati che ingessano il credito, e di conseguenza la possibilità per le imprese di crescere e ripagare le somme ottenute in prestito. Una strategia obbligata se non si vuol frenare oltre l’economia e, tra le inevitabili conseguenze, allungare l’autostrada delle sofferenze bancarie. L’appiglio perfetto per chi specula sulle banche stesse.

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