L'Editoriale

Teste vuote e pancia piena

Il presidente di Ita, Alfredo Altavilla, ha definito un insulto il proprio misero stipendio da 400mila euro, più quasi altrettanti di bonus.

Siamo un Paese impazzito con dei pazzi che comandano. Il premio camicia di forza, ieri, se l’è aggiudicato il presidente di Ita, cioè quel che resta dell’Alitalia, in fase di svendita a un gruppo estero. Il manager, Alfredo Altavilla, ha definito un insulto il proprio misero stipendio da 400mila euro, più quasi altrettanti di bonus.

Soldi che paga lo Stato (la compagnia è al 100% del Tesoro) nonostante la legge vieti compensi superiori ai 240mila euro, a meno che si tratti di società quotate o di super protetti dal sistema, come brilla tra tutti il caso del giornalista Bruno Vespa. E dire che Altavilla appena arrivato in Ita pretese il taglio degli stipendi di tutto il personale, esibendosi anche in atteggiamenti antisindacali.

Con in pancia il piatto di minestra che gli passa il governo, evidentemente all’ex collaboratore di Marchionne deve sfuggire come si viva con meno di duemila euro al mese, quanto prendono molti impiegati, spesso pure con contratti a termine. Un difetto comune a tanti imprenditori che sarebbe più giusto definire sfruttatori, ai quali anche un minimo di welfare toglie manovalanza da spremere.

Perciò vedono nel Reddito di cittadinanza l’anticristo, alla pari della pletora di parlamentari, quasi sempre di lungo corso, che straparlano di povertà col portafoglio pieno. Facile così pensare di togliere pochi euro di sussidio a chi non ha da mangiare per comprare armi, come propone la Meloni, o cavalcare la balla dei giovani che non vogliono faticare, specialità di Salvini e Renzi. Ma qui è possibile che pensino a loro stessi, perché politica a parte nessuno li ha mai visti lavorare.