L'Editoriale

Tocca a Draghi. E c’è poco da fare festa

Mattarella Draghi
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A volte ritornano. Dopo Mario Monti tocca a Mario Draghi. All’epoca c’era un cataclisma – lo spread – e adesso ce ne sono due: la pandemia e Renzi. Di quest’ultimo, per lo meno, molto presto non sentiremo più parlare, perché con un Governo istituzionale non toccherà più palla, e per quanto possa essere sostenuto dai poteri forti che lo hanno spinto a far cadere Conte, alle elezioni, quando saranno, tra cinque mesi o tra due anni, avrà visto evaporare anche il suo attuale due per cento di consensi.

Una fine ingloriosa per chi doveva rottamare i 5 Stelle e Zingaretti, e al momento ha rottamato solo se stesso. Sulle macerie che ci lascia nascerà un nuovo Esecutivo del Quirinale, con l’uomo della Provvidenza che Mattarella intende offrire in ostaggio ai disegni mutevoli dei partiti e ai capricci dei parlamentari.Vedremo se Salvini, Meloni e le forze euroscettiche avranno la faccia di appoggiarlo, votando col Pd, così come toccherà anche ai Cinque Stelle decidere se l’ex capo della Banca centrale europea comincerà a tagliare la rete del welfare, prendere il Mes e aprire la strada per consegnarci alla Troika.

Certo, il momento è difficilissimo, e andare alle urne ora presenta tutte le controindicazioni elencate dal Capo dello Stato, ma è molto improbabile che un personaggio come Draghi si presti a gestire l’emergenza giusto per tre o quattro mesi, e con il semestre bianco che segue è facile che si arrivi alla fine della legislatura. Un tempo sufficiente per restaurare il vecchio sistema, con gli aiuti pubblici e pure il Recovery Fund ai soliti noti e quello che resta a tutti gli altri.

Di fronte a questo scenario, chi ha acceso un sogno negli italiani promettendo di ridurre le diseguaglianze, di spazzare via i privilegi delle caste politiche ed economiche, di dare dignità all’impegno costituzionale di una “Giustizia uguale per tutti” – come il M5S – dovrà fare i conti con il proprio senso di responsabilità, ma anche con il mandato degli elettori. Per questo il ruolo più naturale è quello di un’opposizione costruttiva, senza svendere l’anima o cancellare una sola delle riforme ottenute anche grazie a un premier che – c’è da scommetterci – molti rimpiangeranno, come Giuseppe Conte.

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