Tragedie che non sono fatalità

Ci vuole ben altro che una delibera all’acqua di rose, come quella sui vitalizi che ci hanno propinato Camera e Senato, per moralizzare questo Paese. La norma era a maglie larghe e su centinaia di ex parlamentari condannati per ogni genere di reati alla fine l’assegno sarà sospeso solo a 18 tra deputati e senatori. Il Cinque Stelle Di Majo li ha definiti sfigati. Non ha tutti i torti. Quando c’è da fare sul serio per riaffermare il senso di legalità e di rispetto delle regole la risposta – in Parlamento come in ogni angolo attorno a noi – è immancabilmente blanda. Roma si scopre al centro dell’inchiesta devastante su Mafia Capitale? Il prefetto dice che non è grave. Il Campidoglio non si scioglie, nonostante gli assessori, i consiglieri e i funzionari arrestati. I trasporti pubblici di Roma sono da giorni nel caos per un manipolo di dipendenti che rallenta la metropolitana umiliando migliaia di utenti e turisti? Comune e sindacati firmano la tregua, ma i disservizi continuano. E nel caos generale ci scappa pure il morto. La fatalità di un bambino che prende l’ascensore sbagliato. Una tragedia annunciata in un Paese dove chi sbaglia non paga mai.

Tragedie che non sono fatalità