L'Editoriale

Trappola a orologeria per Grillo

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Quando ci sono di mezzo le istituzioni nulla è peggio del piegarle alle convenienze personali, trasformando lo scontro politico in un corto circuito tra pezzi dello Stato. I colpi bassi tra la Commissione antimafia guidata dalla Bindi e il governatore De Luca sono in questo senso da antologia. Esistesse al Quirinale un arbitro che fischia il fallo, non si capisce che stia aspettando ad estrarre quanto meno in cartellino giallo. Istituzioni e regole, in democrazia, sono presidi invalicabili e rispettarle – chiunque ne tenga il timone – è la base dello stesso patto sociale. Perciò la vicenda delle firme false presentate dai Cinque Stelle è gravissima, tanto quanto l’inquietante tempismo con cui è tirata fuori, dopo mesi, proprio a ridosso del referendum. Grillo ha capito subito che storie come queste possono disperdere in poco tempo tutto il patrimonio politico accumulato in anni di battaglie. Il consenso del Movimento non poggia sulla consuetudine elettorale della Dc a trazione cattolica o sulla gestione del potere di Forza Italia e ora del Pd renziano. Il voto d’opinione si sposta in un momento. E se poi qualche manina tira fuori il caso a orologeria, la disfatta è inevitabile.

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