Tre lezioni che arrivano dalle urne

di Gaetano Pedullà

Cronache dalle urne. 1) Gli italiani hanno tanta fame di riforme da non farsi più fregare dagli opportunisti di destra e sinistra, con i poteri forti e i loro giornaloni schierati platealmente contro il taglio dei parlamentari. Il Movimento Cinque Stelle ci ha creduto fino in fondo, e a differenze di chi promette dai tempi di Matusalemme di cambiare il Paese e poi non ha concluso mai niente, con la sforbiciata a un Parlamento pletorico ha dimostrato che se si vuole davvero le riforme si possono fare. E di cose da cambiare ce ne sono a non finire.

2) Il Centrodestra ha un problema di leadership. Salvini ha finito di incantare le folle e non gli sarà facile fare di meglio con i magistrati che stanno inseguendo un fiume di soldi della Lega all’estero. Forza Italia ha un leader che non ha voluto eredi e la Meloni cresce ovunque ma sa bene che questo Paese salirà sulle barricate piuttosto che vedere l’estrema destra alla guida del governo. Per vincere, alla destra non resta che diventare sul serio liberale e moderata, con un profilo alla Zaia per intenderci, ma il Capitano, il Cavaliere e la ducetta non sembrano intenzionati a lasciargli il passo.

3) Nei giallorossi le fusioni a freddo non funzionano, e dire il contrario davanti all’esperienza di Sanza in Liguria significa mentire o illudersi. Laricchia, Ciarambino e Galletti non hanno vinto ma hanno tenuto unita una comunità politica che preferisce sparire piuttosto che fare pappetta col sistema. Pensare ad alleanze su singole candidature future (e prepararle per tempo) può essere una strada, ma il successo di accordi più organici è improbabile vista la natura stessa delle basi M5S e dem. In ogni caso questa è una decisione che più si rinvia più diventa difficile, e a costo di pagarne un prezzo è ora di fare gli Stati generali e di scegliere una strada sulla quale aggregare la vera maggioranza nel Paese: gli italiani che vogliono cambiarlo.

 

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