L'Editoriale

La Turchia è una bomba micidiale

Sofagate Draghi Erdogan
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp

Il suo potere ha i piedi d’argilla, ma quanto fa comodo all’Europa avere Recep Tayyip Erdoğan despota in Turchia. Se dovesse saltare – sotto il peso della crisi economica che sta colpendo duro Ankara, per le pressioni terroristiche o dei molti nemici del suo regime – potremmo trovarci di fronte allo stesso scenario già visto con la caduta di Gheddafi, e la fine di ogni difesa contro l’arrivo di fiumi di migranti, stavolta dalla rotta dell’Egeo.

Per questo Bruxelles paga pegno, finanziando profumatamente il tiranno, illudendosi di salvare la faccia tenendo i turchi fuori dall’Ue, dove in passato hanno provato in tutti i modi di entrare, anche se ormai hanno ben capito che non è tutto oro quello che luccica, e se Londra se n’è scappata qualche motivo dovrà pur esserci.

Con queste premesse c’è poco da meravigliarsi se la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stata trattata come una cameriera, lasciata senza sedia a un colloquio formale dove l’unica poltrona prevista era quella del presidente del Consiglio Ue, Charles Michel. Questioni di protocollo, che certo non faranno scoppiare nuove guerre secolari tra l’Occidente e gli Ottomani, ma che rivela quanto siano fragili i confini dell’Unione, e su quale bomba a orologeria siamo seduti.

L’Europa e la Turchia sono mondi lontanissimi, e l’idea del rispetto delle donne che circola alla corte di Erdoğan è solo l’ultimo dei segnali rivelatori. Dai diritti umani ai rapporti con Mosca, Ankara è un problema di cui l’Europa non può accorgersi solo per una poltrona che manca in una visita ufficiale.

Gli ultimi editoriali

Vitalizi senza vergogna

Della vergognosa decisione di restituire il vitalizio al condannato per corruzione Formigoni ho già detto ieri tutto il male possibile. Oggi perciò ce n’è per

Continua »