La Turchia è una bomba micidiale

Il suo potere ha i piedi d’argilla, ma all’Europa fa comodo avere Recep Tayyip Erdoğan despota in Turchia. Per questo Bruxelles paga pegno.

Il suo potere ha i piedi d’argilla, ma quanto fa comodo all’Europa avere Recep Tayyip Erdoğan despota in Turchia. Se dovesse saltare – sotto il peso della crisi economica che sta colpendo duro Ankara, per le pressioni terroristiche o dei molti nemici del suo regime – potremmo trovarci di fronte allo stesso scenario già visto con la caduta di Gheddafi, e la fine di ogni difesa contro l’arrivo di fiumi di migranti, stavolta dalla rotta dell’Egeo.

MICHEL E VON DER LEYEN IN TURCHIA

Per questo Bruxelles paga pegno, finanziando profumatamente il tiranno, illudendosi di salvare la faccia tenendo i turchi fuori dall’Ue, dove in passato hanno provato in tutti i modi di entrare, anche se ormai hanno ben capito che non è tutto oro quello che luccica, e se Londra se n’è scappata qualche motivo dovrà pur esserci.

Con queste premesse c’è poco da meravigliarsi se la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è stata trattata come una cameriera, lasciata senza sedia a un colloquio formale dove l’unica poltrona prevista era quella del presidente del Consiglio Ue, Charles Michel. Questioni di protocollo, che certo non faranno scoppiare nuove guerre secolari tra l’Occidente e gli Ottomani, ma che rivela quanto siano fragili i confini dell’Unione, e su quale bomba a orologeria siamo seduti.

L’Europa e la Turchia sono mondi lontanissimi, e l’idea del rispetto delle donne che circola alla corte di Erdoğan è solo l’ultimo dei segnali rivelatori. Dai diritti umani ai rapporti con Mosca, Ankara è un problema di cui l’Europa non può accorgersi solo per una poltrona che manca in una visita ufficiale.