L'Editoriale

Un applauso che spegne l’alternativa

Se l’alternativa a Meloni passa da un partito in cui la applaudono, allora Giorgia può dormire sonni tranquilli

Un applauso che spegne l’alternativa

Sono numeri che, messi insieme, fanno impressione. Oltre 2,1 famiglie in povertà assoluta (5,4 milioni di individui). Altre 2,8 milioni in povertà relativa (8,7 milioni di persone). La fotografia dell’Istat è impietosa: 14,1 milioni di italiani se la passano male o malissimo. L’altro pezzo del mosaico lo aggiunge l’Inps: un esercito di 4,5 milioni di pensionati percepisce un assegno previdenziale inferiore ai mille euro al mese.

Un applauso che spegne l’alternativa

È l’eredità del governo più longevo della storia repubblicana che si prepara con la prossima manovra, a giudicare dalle anticipazioni di stampa, ad aggravare, se possibile, la situazione. A fronte di una legge di Bilancio stimata intorno ai 23,5 miliardi, finanziata in parte con i proventi delle tasse – a proposito, le banche dopo anni di extraprofitti e la farsa del contributo volontario, si sono già chiamate fuori chiarendo di aver già dato – e in parte con ulteriori tagli, che dovrebbe destinare alla Difesa quasi il doppio delle risorse previste per la Sanità. Numeri che, se confermati, basterebbero da soli a scatenare l’indignazione popolare e a far salire sulle barricate l’intero schieramento delle opposizioni parlamentari. Ma il condizionale è d’obbligo.

Non più tardi di mercoledì scorso, del resto, tra i banchi del Pd, il partito di maggioranza relativa del campo progressista che l’opposizione dovrebbe guidarla, la cosiddetta minoranza dem si spellava le mani ad applaudire il discorso di Meloni. In particolare il passaggio sul sostegno militare all’Ucraina contro lo spauracchio della fantomatica invasione dell’Europa per mano della Russia. Vale a dire il principale motivo addotto dal governo per giustificare la scelta di indebitarci per il riarmo, cui fa seguito una Manovra che investe in polvere da sparo più che in penicillina. Una mistificazione che nel Pd c’è chi, evidentemente, è disposto a sottoscrivere anziché avversarla.

E poi, a sinistra, c’è chi non si spiega come mai, nonostante tutto, FdI resti comunque in alto nei sondaggi. Se l’alternativa a Meloni passa da un partito in cui c’è chi pensa di emularla in politica estera, allora Giorgia può dormire sonni tranquilli. Con qualunque legge elettorale.