L'Editoriale

Un contadino al timone della banca

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D’accordo che l’ha sfangata, e aver salvato la poltrona suscita naturalmente una reazione di sollievo. Ma i sorrisi del ministro Boschi per la Camera che non l’ha sfiduciata sono una nuova coltellata agli obbligazionisti lasciati senza un soldo dalle loro banche, compresa quella di cui il padre era vice presidente. Purtroppo per questi risparmiatori non sarà l’ultima delusione, visto che il Governo pagherà gli arbitrati con lo stesso fondo da cui attingere per i rimborsi. Quindi la ciccia sarà pochissima. La fiducia del Parlamento al ministro – per altro scontata – è però un atto politico che c’entra poco con l’accertamento della verità. Un po’ come quando si certificò che Ruby era la nipote di Mubarak. I processi per punire chi ha gestito il credito in modo sconsiderato ci diranno sicuramente di più. Quello che invece c’è stato detto, anche ieri, è che alle nostre banche serve un cambio di passo. Rivendicando l’amore per il padre, com’è comprensibile, la Boschi ne ha ricordato le origini contadine. Cosa ci faccia un contadino alla vice presidenza di una banca è però un mistero. E non è l’unico caso. Non meravigliamoci allora se le banche fanno crac.

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