L'Editoriale

Un premier tutt’altro che isolato

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Attenti a leggere le nomine europee con gli occhiali della politica italiana. Era l’autunno del 2014 quando il governo dell’epoca guidato da Matteo Renzi cantava vittoria per la nomina di Pierre Moscovici commissario Ue agli affari economici. Questo signore a casa sua era stato una colomba quando c’era da lasciar correre sui vincoli di bilancio. Poi si è insediato a Bruxelles, è diventato un falco del rigore nei conti pubblici, e ci ha fatto vedere i sorci verdi.

Il premier Giuseppe Conte ha fatto quindi un miracolo nello spezzare l’asse tra la Merkel e Macron per imporre le cariche di maggior rilievo nelle future istituzioni comunitarie e strappare per l’Italia un commissario di primo piano. Con un peso politico molto limitato rispetto a Popolari e socialisti, e con la minaccia di una procedura d’infrazione lasciata non a caso pendente, il nostro Presidente del Consiglio si è ritagliato un ruolo decisivo nella mediazione, smentendo la narrazione di un’Italia isolata e irrilevante.

Per vedere quanto pagherà questo sforzo è bene però attendere i primi atti concreti, sperando che il falco Christine Lagarde, attuale presidente del Fondo monetario internazionale faccia il percorso inverso di Moscovici, e si trasformi in colomba, proseguendo con l’accomodamento monetario avviato dal presidente della Bce uscente, Mario Draghi. Per l’Italia conta poco la nazionalità di chi sta al timone delle istituzioni europee. Quello che conta è capire se il fine ultimo della prossima Ue sarà l’austerità o la crescita, la condivisione o gli egoismi, il benessere dei conti o quello dei cittadini.

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