L'Editoriale

Un silenzio da Prima Repubblica

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L a natura differente dei Cinque Stelle. Differente dai vecchi partiti maneggioni, da chi governa e dice una cosa mentre ne pensa un’altra, dalla politica che nasconde la verità, trattando i cittadini come sudditi. Ecco perché il Movimento è diventato rapidamente un gigante nei consensi, fino a conquistare il Governo del Paese. Ora è chiaro che fare è ben altro dal criticare, ma una cosa è assumersi la responsabilità del nuovo ruolo, altra è invece cambiar pelle a tal punto da comportarsi come quei politici che gli italiani hanno spazzato via. Lo scandalo dello stadio della Roma è sotto gli occhi di tutti, e qui è chiaro che hanno sbagliato i vertici nazionali nel segnalare il presidente dell’Acea, e più di loro la sindaca Raggi che ha firmato la nomina di un manager di cui adesso dice di non sapere nulla. A Parigi, invece, il premier Conte si esibisce in sorrisi e grandi dichiarazioni d’intenti con una Francia che ha interessi molto distanti da quelli italiani, dalla Libia ai conti pubblici, dove tra breve Macron dovrà dirci se sta con la flessibilità richiesta da Roma o con il rigore preteso da Berlino. Una scelta che l’Eliseo ha già fatto, ma di cui non ci parlano per non infrangere la pace appena ritrovata dopo gli insulti vomitati sull’Italia nella vicenda della nave dei migranti Aquarius. Sulle grandi questioni, insomma, manca quella chiarezza che è la base di una vera politica del cambiamento. A scaricare le responsabilità sugli altri e a mentire sul fallimento dei vertici internazionali erano bravi anche i politici che c’erano prima.

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