L'Editoriale

Una pace ancora possibile

Grillo Conte
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Possiamo anche continuare a chiamarlo 5 Stelle, ma senza Grillo il Movimento sarà tutta un’altra cosa: il partito di Conte senza che Conte si disturbi a fare un suo partito. È questo l’epilogo che sognava chi ha dato vita alla più grande novità della politica italiana degli ultimi decenni? Se qui la risposta sembra ovvia, di certo in questo scontro tra Conte e Grillo non c’è più niente, anche per le modalità con cui si è arrivati a un tale punto.

Il fondatore aveva dato all’ex premier un ampio mandato per riformare il Movimento, chiedendo solo di rispettare il ruolo del garante. Conte ha cambiato tutto, inserendo nuovi organi tipici dei partiti e dunque prevedendo una leadership non condizionabile da altre figure, a maggior ragione se elevate. Perciò adesso o fanno un miracolo i pontieri con in testa un irriducibile Luigi Di Maio, oppure uno dei due contendenti dovrà cedere, e comunque si andrà avanti nulla sarà come prima.

Meglio così – dirà chi conta i voti persi in tre anni dai 5 Stelle – ma non è che di voti se ne guadagnino di nuovi lasciando per strada Grillo (o Conte) con i loro rispettivi simpatizzanti, dopo che già sono andati via Di Battista, Casaleggio, centinaia tra parlamentari e amministratori locali, per non parlare dei meetup e dei territori.

Se i valori dei 5S non meritano di finire nell’ennesimo partitino, c’è da augurarsi che Grillo e Conte la smettano di ascoltare i cattivi consiglieri, e tornino ad abbracciarsi senza curarsi delle precauzioni per il Covid, che tanto la restaurazione politica che incombe è peggio di qualunque malattia.

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