L'Editoriale

Una spirale verso la guerra

Se gli stessi miliardi che stiamo regalando all’industria bellica si investissero nella diplomazia, pure questa follia avrebbe fine.

Una spirale verso la guerra

Se uniamo i puntini tra la guerra in Ucraina, i colpi di stato in centro-Africa, il genocidio a Gaza e la crisi del Mar Rosso vediamo sempre gli stessi attori: Russia e Iran, Stati Uniti e Nato con i Paesi su cui ciascuno di questi esercita la propria influenza. Se poi guardiamo gli schieramenti di Mosca e Kiev, abbiamo da una parte Putin col sostegno economico cinese, le armi della Corea del Nord e di Teheran, e migliaia di uomini raccolti in ogni angolo dell’ex federazione russa.

Dall’altra parte, con Zelensky ci sono specialisti militari inglesi, francesi e polacchi, volontari americani e di mezza Europa, con le armi e i miliardi di Washington e di tutto l’Occidente. Dunque, quello ucraino non è un conflitto regionale, ma l’anticamera di una terza guerra mondiale di cui ormai si parla apertamente. L’ultimo a farlo è stato ieri il nostro ministro degli Esteri, Tajani, dopo gli avvertimenti più pesanti del segretario alla difesa Usa e del capo dell’Eliseo, Macron, che vorrebbe mandare truppe di terra contro quelle del Cremlino. Stiamo tornando, insomma, alle armate spostate da una parte all’altra del pianeta, come ai tempi di Hitler, Napoleone e via a ritroso fino alla notte dei tempi. Una regressione che cancella secoli di progresso, di cultura, di aspirazione a migliorarci fino a dar vita all’intelligenza artificiale.

Tutto annullato dalla brutalità dell’uomo e dalla codardia di chi resta a guardare, senza premere sui governi perché ci si fermi a ragionare, abbassando le armi e alzando la diplomazia. Con una preghiera: chi si sente il più furbo del villaggio e perciò considera ingenui il Papa e i pochi altri che chiedono la Pace, perché Putin non vuole sedersi a trattare e semmai ottenesse il Donbass poi vorrà la Terra e la luna, ci risparmi tanta banalità. Per fare la pace ci vuole più coraggio e intelligenza che per fare la guerra. E se gli stessi miliardi che stiamo regalando all’industria bellica si investissero nella diplomazia e nell’offrire condizioni convenienti per tutti, pure questa follia avrebbe fine. Come sono finite tutte le tragedie della storia, tranne quelle dove l’umanità è scesa così in basso da provocare milioni di morti. Che con le tecnologie che abbiamo oggi stavolta sarebbero miliardi.