L'Editoriale

Trasporti, una vacanza travestita da sciopero

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp

Ci fossero in Italia sindacati veri, capaci di stare dalla parte dei lavoratori ma anche dei cittadini, sarebbero questi i più incazzati per il Paese preso oggi in ostaggio. Quattro siglette di cui nessuno sa niente hanno deciso tutto insieme il blocco di treni, aerei, autobus e metropolitane. Ovviamente la gran parte dei lavoratori non aderirà, ma in certi servizi basta che si fermino poche persone per paralizzare tutto. E poi l’effetto annuncio fa il resto, inducendo tanti che dovevano spostarsi per vacanza o per lavoro a stare a casa. Tanto quest’anno di ponti tra una festività e l’altra ne abbiamo avuti pochi. E agli scioperanti nel comparto dei trasporti – guarda che casualità! – scappa sempre di incrociare le braccia di venerdì. La verità è che in un Paese dove quasi quattro giovani su dieci stanno a spasso, chi un posto ce l’ha sente forte i suoi diritti e sempre meno i suoi doveri. A cominciare dal rispettare i cittadini clienti. E non prenderli per fessi. Cosa che oggettivamente accade con l’adesione dei ferrovieri dei treni privati Italo a uno sciopero indetto contro le privatizzazioni. A dire che volevano un giorno di vacanza facevano più bella figura.

Il guaio in questo Paese è che se qualcuno sequestra una persona ne risponde penalmente. Se invece si sequestrano milioni di persone, costrette a restare a casa o ad affrontare enormi disagi, allora si tratta di rispettare il diritto di sciopero. E pazienza se a metterci tutti con le spalle al muro sono poche organizzazioni che rappresentano a malapena loro stesse. Ai grandi sindacati confederali va bene così, il Governo raramente riesce a fare qualcosa più di una fragile moral suasion e le autorità di controllo hanno le mani legate. Così la dittatura di pochi ha la meglio sui diritti di tutti. Un andazzo che non premia più nessuno, comprese Cgil, Cisl e Uil ormai svuotate di consenso nelle aziende e detestate dai clienti del trasporto pubblico. Basti ricordare com’è andato il referendum che ha dirottato l’Alitalia verso il commissariamento e probabilmente il futuro spezzatino. I confederali avevano chiesto ai loro iscritti di assecondare l’ultimo piano di ristrutturazione aziendale, uscendo con le ossa rotte da un plebiscito in direzione contraria. Dialogare con i manager, assumendosi anche delle gravose responsabilità, diventa però un esercizio inutile se poi un giorno sì e l’altro pure il segnale che si dà all’esterno è di copertura (o di accondiscendenza) all’abuso di un diritto fondamentale come quello di scioperare. I sindacati, insomma, hanno un’arma fortissima, ma chi la sta usando a ripetizione, e in modo improprio, la sta facendo sparare sulle tempia delle sigle maggiori, confuse nella grande confusione di sigle e siglette che scioperano.

Schiaffo ai clienti – Hanno i grandi sindacati la capacità di diventare paladini moderni delle loro aziende, difendendo tanto il loro posto di lavoro quanto i clienti e il loro diritto (acquistato insieme ai biglietti e agli abbonamenti) alla mobilità? A vedere questo continuo balletto di scioperi, sempre nei weekend e sempre con motivazioni del tutto generiche, la risposta è no. E di questo le piccole sigle si stanno approfittando, conquistando cinicamente qualche tesserato in più a spese degli stessi confederali (dove sono molti i tesserati in meno) e della regolarità dei servizi. Uno schiaffo ai clienti delle aziende che possono solo subire. Gli strumenti come il Garante degli scioperi o la precettazione possono funzionare in un contesto normale, di fronte a problemi da affrontare sul serio come l’apertura di nuovi spazi di mercato in un settore dove lo Stato ha ancora vocazioni da monopolista, o la necessità di dare un taglio alle perdite miliardarie di tanti carrozzoni. Se i motivi degli scioperi sono invece la rivalità tra sigle sindacali o, diciamola tutta, l’appropriazione di un nuovo diritto a fare ponte nei fine settimana, allora non c’è trincea che tenga. E i confederali, se non vogliono morirci dentro, prima o poi dovranno dire da che parte della barricata stanno.

Gli ultimi editoriali

Tocca a noi cambiare canale

Non ci facciamo mancare niente: corvi nel Csm, 007 che confabulano con politici come amanti clandestini negli autogrill, dossieraggi persino nelle sacre stanze del Vaticano,

Continua »
L'editoriale
di Gaetano Pedullà

La Giustizia che fa paura alla Lega

Chi avesse ancora dubbi su uno dei motivi per cui il Governo Conte è stato fermato proprio il giorno prima che l’allora ministro Bonafede facesse il punto sulla riforma della Giustizia, senta bene le parole dette ieri da Salvini: “Questo Parlamento con Pd e 5

Continua »
TV E MEDIA