L'Editoriale

Un’altra felpa per Matteo. L’autonomia langue, ma ci vuole fede

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Sin dal primo numero di questo giornale, abbiamo stretto un patto d’onore con i nostri lettori: non vi prenderemo mai in giro. Dunque daremo conto del congresso sulla famiglia in corso a Verona, senza però accodarci alla grancassa con cui molta stampa sta seguendo questo evento tutt’altro che straordinario. Giornali e tv sembrano infatti non poter non discuterne, animando un dibattito sterile, visto che finché regge l’attuale contratto di Governo non ci sarà nessuna fuga né in avanti né per fortuna indietro sui diritti civili.

Per quale motivo allora gran parte dei media non fanno che parlare del signor Gandolfini e della sua idea preistorica di famiglia e dei diritti della donna? I motivi sono essenzialmente due, e noi qui li vogliamo sottoporre per bene ai lettori, proprio per quel patto di lealtà di cui dicevamo all’inizio. Il primo aspetto attiene al solito teatrino della politica, continuamente in replica nei maggiori talk show. A vedere quanto si accalorano i parlamentari di destra e di sinistra, con i loro opinionisti di complemento, sembrerebbe che le sorti non del Paese ma addirittura del mondo dipendano dai nuovi ayatollah del movimento Pro Life. Così nelle tribune televisive non si parla d’altro, e quisquiglie come la partenza del Reddito di cittadinanza o il blitz in Parlamento per ripristinare il finanziamento pubblico ai partiti e aumentare gli stipendi di deputati e senatori spariscono dai radar.

Insomma, siamo di fronte all’ennesimo strumento di distrazione di massa, che ha come unico fine quello di dividere insieme alla politica anche il Paese. Tornare all’epoca in cui non c’erano il divorzio e l’aborto è l’ultimo dei pensieri degli italiani, così come non è in cima alle urgenze un’ulteriore estensione dei diritti alle coppie dello stesso sesso o sulle gravidanze indotte artificialmente. Eppure appare irrefrenabile il bisogno di togliere un altro mattone dal muro delle nostre certezze, come se non avessimo già pochi problemi a tenere la bussola.

Parallelamente a tutto questo, non si può non ammettere che dietro il meeting in corso in Veneto c’è essenzialmente la Lega, con tre suoi ministri e molti dirigenti tra il pubblico. Un’evidente forzatura rispetto alla dichiarata assenza dei 5 Stelle, resa plastica dal braccio di ferro sul patrocinio poi negato da Palazzo Chigi. Per Matteo Salvini dunque questo appuntamento è cruciale, ma per un motivo ben diverso dagli aspetti etici sostenuti da una platea di testimonial improbabili, divorziati, conviventi more uxorio, genitori di figli avuti da più coniugi e altre stranezze del genere per un raduno sulla famiglia tradizionale.

Proprio il Veneto è una regione dove la presenza dei cattolici è antica e diffusa, e a questo elettorato la Lega ha bisogno di dire qualcosa, possibilmente che li tocchi nel profondo, per non parlare delle Autonomie, la cui riforma si è arenata al Quirinale, e da lì per il momento non riesce a uscire a causa di problemi anche di carattere costituzionale difficili da superare. Se non fosse che il copyright è di Karl Marx, Salvini potrebbe scriversi sulla felpa che la religione è l’oppio dei popoli.

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