L'Editoriale

Uno Stato che ama i carrozzoni

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Se chiediamo a qualunque politico cosa pensi della spesa pubblica, non troveremo mai disaccordo. Tutti dicono la stessa cosa: tagliare le spese dello Stato è la priorità assoluta. Poi però non accade nulla. Anzi, vediamo una riforma del Senato che assegna alle Regioni la nomina dei prossimi inquilini di Palazzo Madama. Ma come? Le Regioni non sono proprio il primo degli enti inutili? Fino al 1970 questi immensi stipendifici non c’erano nemmeno e stavamo benissimo. Con un’ipocrisia tutta italiana, quando si parla di risparmi alla spesa pubblica si pensa dunque a tagliare l’illuminazione stradale dei Comuni o a limare qualche consulenza nei ministeri. Mai che venga in mente a qualcuno di smetterla col fioretto e iniziare a usare l’accetta, partendo dall’abolizione integrale dei grandi carrozzoni. A partire dalla Banca d’Italia, istituto ormai ridotto a poco più di un centro studi, dopo la cessione alla Bce di quasi tutti i poteri sulla moneta e la vigilanza bancaria. Palazzo Koch invece resta dove sta e anche se ha ridotto qualche spesa brucia quasi due miliardi l’anno. Metà finanziaria. Nel silenzio di chi ci illude sui tagli alla spesa pubblica.

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