L'Editoriale

Vacanze finite per la Raggi

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Roma può permettersi un sindaco che se ne va in vacanza a metà marzo e molla i problemi della città, riunioni in Consiglio comunale e persino cerimonie sentite come l’anniversario delle Fosse Ardeatine? Sicuramente no. Com’è stata libera di scegliersi i discutibili collaboratori Marra e Romeo, o di farsi intestare ricche polizze, Virginia Raggi è altrettanto libera di andarsene a sciare e smaltire lo stress del Campidoglio. Ma siccome lo stesso medico che le avrebbe detto di riposarsi non le ha prescritto di fare il primo cittadino, la sindaca ha sulle spalle la responsabilità di un ruolo che impone sacrifici. Ne sanno qualcosa i tantissimi dirigenti di aziende, i medici a capo di complesse strutture sanitarie pubbliche e private, i molti piccoli e medi imprenditori costretti a essere stakanovisti per non far cadere le loro attività. Assottigliare il tempo libero e rinunciare a tante occasioni di svago è un onere che certi onori impongono. E far finta che questo obbligo non esista è un ipocrita snobbimo, esattamente come farsi fotografare in pigiama sul balcone di casa in nome di una normalità che quando si diventa personaggi pubblici è solo finzione.

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