Zero scuse sulla crescita che non c’è

In Giappone una fabbrica di gelati ha aumentato dopo 25 anni il prezzo dei prodotti e tutti i dipendenti si sono inchinati per chiedere scusa ai consumatori. Qui il Governo si è accorto in soli tre mesi di aver sbagliato del 25% le sue previsioni economiche per l’intero 2016 e nessuno si è preso la benché minima responsabilità. Anzi, il taglio delle stime sulla crescita dall’1,6 all’1,2% è stato minimizzato in un surreale discorso sull’accelerazione degli investimenti pubblici e privati. Soldi che purtroppo girano solo nella fantasia del ministro Padoan visto che – in caso contrario – non avremmo la frenata del Pil appena annunciata. Così diventano inevitabili due grandi problemi. Il primo è rifare la legge di stabilità, tagliando altre spese o aumentando le tasse. Strada inevitabile anche se l’Europa dovesse concederci (e non sarà facile convincerla) più flessibilità sui conti pubblici. Il secondo problema è però persino più insidioso: se in tre mesi abbiamo perso un quarto della crescita prevista, è molto probabile che da qui a fine anno le attuali politiche economiche ci faranno abbassare ancora l’asticella. Per questo il far finta di nulla del Governo fa paura.

Zero scuse sulla crescita che non c’è