L'Editoriale

Zingaretti al bivio della casta

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E poi dicono che a Nicola Zingaretti manca la leadership! Certo, se sei alleato nel Governo con una forza politica che sta per ricevere un plebiscito al referendum taglia-poltrone e invece di metterci il cappello sopra stai ancora a convocare la direzione del partito (la prossima è il 7 settembre) più che di leadership il problema è di fiuto.

Guardate quel furbone di Salvini. In netto calo di popolarità, tutto vorrebbe tranne che fare un favore ai 5 Stelle. Ha buona parte dei suoi deputati e senatori che hanno votato la riduzione dei parlamentari solo perché ne erano costretti e con tutta la gente che ha accolto sul Carroccio avrebbe bisogno di raddoppiarli i seggi anziché diminuirli. Eppure al referendum dice che voterà Sì (anche se magari farà un disegnino sulla scheda) e senza fare alcuno sforzo per spiegare ai suoi su che si vota, rivendicherà un pezzetto della vittoria, malgrado sia così evidente che non ha mosso un dito.

Nel Pd è dunque ora che si sveglino, e prendano atto che rendere le Camere più snelle – come hanno proposto senza fare molto di più per decenni – non vuol dire fare un regalo al Movimento ma al Paese. I 5 Stelle è chiaro che hanno il merito storico di aver portato a termine questa battaglia, in solitudine e contro il partito unico della poltrona, ma questa grande riforma è uno spartiacque tra chi pensa al popolo e chi tifa per la casta. E se proprio non ci riesce a stare con i cittadini, il segretario dem copi il collega della Lega e finga. Se non troverà la leadership almeno non perderà la faccia.

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