E nell’emergenza la Casellati pensa alle mimose. Ma quali restrizioni: la presidente del Senato voleva celebrare lo stesso l’8 marzo

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Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. E anche in tempi di Covid-19 cercano di sfoderare la loro arma letale: le mimose. Ne sanno qualcosa al Senato. Dove in un’aula semivuota, mercoledì, si è discusso il primo decreto coronavirus, coi senatori che prudentemente stazionavano in sala Garibaldi o alla buvette per limitare al minimo l’inquietante prossimità coi vicini di banco, monitorando provenienza (zona rossa? zona gialla?), stato di salute (tossisce? è costipato?), numero dei presenti e soprattutto degli assenti. “Sono tanti, eh, sono tanti”, constatava Elio Lannutti con aria luttuosa, mentre a Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri decideva la chiusura di scuole e stadi, cinema e teatri in tutt’Italia. In quell’ora grave per il paese, nel corso di una riunione con alcuni capigruppo, s’è levata limpida e ferma la voce della presidente, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Che con decisione ha invocato i presenti di non cedere alla fretta, concludendo i lavori d’aula entro la giornata come desideravano i senatori ansiosi di dileguarsi, bensì di sospenderli, per poi riconvocare l’assemblea il giorno dopo. Cioè giovedì.

Il motivo? ha chiesto preoccupato qualcuno, paventando rivelazioni apocalittiche da Palazzo Chigi sull’epidemia in corso. Tranquilli: “Voleva tenere aperta l’aula giovedì per officiare la distribuzione delle mimose alle senatrici, visto che l’8 marzo è domenica”, racconta un capogruppo, confessandosi senza parole. “Il governo stava decidendo di chiudere l’Italia per emergenza, e lei si preoccupava solo di tenere aperta l’aula per il suo show personale?”. La richiesta è stata respinta. Per ovvie questioni di salute pubblica, di opportunità politica e di sensibilità umana, certo. Ma anche per evitare un bis dello show 2019: per la prima Festa della donna che la vedeva in carica, infatti, la Casellati aveva ordinato di bardare trionfalmente tutta l’aula e i relativi banchi. Di mimose, appunto. Ma cadendo l’8 marzo di venerdì, cioè in giornata non lavorativa per il Senato, il tripudio floreale è stato anticipato a inizio settimana, e quelle mimose defunte hanno appestato l’emiciclo per giorni, con disperazione crescente di tutti. Sconosciuta la spesa. Ma tant’è.

Pur aliena da femminismi chiassosi, tanto da farsi chiamare rigorosamente “il” presidente (con buona pace di Laura Boldrini e dei suoi sforzi per educare il Parlamento al linguaggio di genere), la Casellati non dimentica di essere la prima donna a sedere sullo scranno più alto del Senato, nonché la prima ad avere avuto un incarico esplorativo per formare un governo; e, nella convinzione di poter diventare un giorno anche la prima inquilina del Quirinale, non perde mai una photo opportunity in giornate “da donne” come 8 marzo o 25 novembre. E pazienza se cadono in tempi di epidemia e di emergenza. Roberto Fico e Sergio Mattarella hanno invece provveduto ad annullare tutte le celebrazioni per l’8 marzo che Camera e Quirinale avevano in calendario, e la Capigruppo di Montecitorio si è spinta ieri ancora più in là, decidendo per tutto marzo di ridurre le sedute a una sola per settimana, il mercoledì, per salvaguardare la salute di deputati e dipendenti. Non risulta, per la cronaca, che qualcuno si sia lamentato perché mancavano le mimose.

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di Gaetano Pedullà

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